Rivoluzione in Wikipedia, anzi no

Pochi giorni fa è apparso su La Stampa un articolo nel quale veniva spiegato che il mondo di Wikipedia sta addirittura vacillando. Secondo l’autore dell’articolo, Mattia Feltri (figlio di Vittorio), è in corso una svolta nell’approccio tradizionalmente libertario di Wikipedia. E’ proprio così? L’argomento era stato trattato giorni prima dal New York Times presentando la questione in termini significativamente diversi.
Quello che realmente accade è che da circa un anno la versione in lingua tedesca di Wikipedia si è dotata di un livello di controllo in più su tutte le pagine che vengono pubblicate. Quando una pagina viene creata e modificata, prima di essere pubblicata, deve passare al vaglio di un cosiddetto “revisore”. Il revisore altri non è che un contributore regolare di Wikipedia (laddove il requisito di regolarità è determinato dal numero di interventi di modifica effettuati sul sito da quell’utente). Fintanto che la modifica ad una pagina non è stata “gesichtete” (traducibile in “esaminata”) da un revisore essa non può essere visibile ai lettori e chi si colleghi vedrà solamente il contenuto dell’ultima versione di quella stessa pagina che sia stata “esaminata” da un “revisore”. Va specificato che il revisore non ha altro compito che quello di verificare evidenti distorsioni dell’articolo o eliminazioni arbitrarie di parti preesistenti dell’articolo, non è invece compito del revisore verificare la correttezza dei contenuti dell’articolo.
Vi è poi un’altra proposta in discussione che invece introdurrebbe un processo di “approvazione” (prüfen) dell’articolo. In questo caso l’approvatore dovrebbe avere un compito molto più esteso: ovvero di verificare che l’articolo non includa affermazioni false né significative omissioni. Ciò significa che l’”approvatore” dovrebbe avere un ruolo di “esperto” e questo ha bloccato al momento la proposta in quanto è molto difficile l’individuazione di una figura di ”esperto”. Wikipedia è una comunità con uno spirito fortemente democratico basato su un ricorso sistematico a forme di democrazia diretta. In un  contesto simile è spesso difficile decidere chi è esperto di un tema e chi no, giacché le persone chiamate ad eleggere l’esperto in genere esperti non sono.
Nella versione in inglese di Wikipedia invece è stata iniziata la sperimentazione del primo tipo controllo, ovvero la revisione formale della pagina da parte di un utilizzatore, ma questo si applica solo a quelle pagine che sono oggetto di particolari discussioni come la biografia di un personaggio controverso, un conflitto militare in corso, e così via. Da un certo punto di vista non si tratta di una limitazione ma di una funzionalità in più rispetto all’oggi, visto che attualmente in situazioni simili si faceva addirittura ricorso al blocco delle modifiche alla pagina.
E’ vero che quanto già fatto sulla Wikipedia tedesca è un passo importante e lo sarebbe soprattutto quello che dovesse portare all’adozione del meccanismo degli approvatori, ma siamo ben lontani dalla svolta della quale parla l’articolo de La Stampa.
Nel suo pezzo tra l’altro il rampollo di casa Feltri confonde i due meccanismi di cui sopra, dando per acquisito sulla Wikipedia in tedesca ed in fase di estensione sulla Wikipedia in inglese il meccanismo di approvazione che è invece ancora in discussione sulla prima e non è stato nemmeno in preso in considerazione sulla seconda. Sbaglia anche quando afferma che sia una novità il fatto di avere utilizzatori di serie A e serie B: già ieri esistevano su Wikipedia gerarchie di utilizzatori “anziani” che hanno abilitazioni che altri non hanno, per non parlare degli stessi amministratori. 
Qualcuno potrebbe obiettare che non è facile destreggiarsi tra i complicati meccanismi di Wikipedia, ma perché allora il giornalista del New York Times Graham Cohen riporta invece correttamente i fatti? E’ poi così difficile collegarsi a Wikipedia e cercare di approfondire ciò che si è sentito al bar, prima di scrivere cose errate? D’accordo le tradizioni familiari, ma non sarebbe male ogni tanto dare qualche notizia che non sia una patacca.
Aggiungo un paio di altre annotazioni sull’articolo de La Stampa. La prima è che riportare come un difetto di Wikipedia la possibilità sperimentata da un giornalista de L’Espresso di creare una pagina con la biografia di un poeta inesistente senza che nessuno se ne accorga, mi pare voglia dire non aver capito il contesto. Feltri non lo sa ma quello che racconta si definisce nel contesto di Wikipedia un atto di vandalismo, proprio perché chi lo compie, esattamente come chi dà fuoco ad un cassonetto, lo fa proprio per dimostrare di poterlo fare senza essere preso. E’ una sfida al sistema, in questo caso il sistema di Wikipedia, che non dimostra altro che ignoranza delle sue regole.
La seconda annotazione riguarda la frase attribuita al professor Gianpiero Lotito: “Io devo sapere se la biografia di Bartali l’ha scritta un tifoso di Coppi”. Anche qui la comprensione del contesto in cui si muove Wikipedia è evidentemente bassissima e le parole dette a casaccio. Wikipedia è una fonte di sapere secondaria, ovvero deve limitarsi a riferire i fatti come da altri spiegati, analizzati o verificati. E lo è esattamente come una qualunque enciclopedia cartacea le cui voci in genere non sono firmate né tantomeno corredate da biografia o curriculum vitae dell’autore. Spero tra l’altro di non fare cosa sgradita all’utente Biopresto se linko la sua replica alla citazione nell’articolo. Citare qualcuno in un giornale a diffusione nazionale senza dargli diritto di replica mi pare un atto estremamente scorretto, ma in questo caso ritengo non si tratti di scorrettezza da di mera ignoranza.
Concludo con una proposta: perché anche La Stampa non si dota di un manipolo di esperti approvatori? Ho l’impressione che ne abbia molto più bisogno di Wikipedia anche perché a differenza di Wikipedia la Stampa costa 1 Euro, anzi adesso 1 Euro e 20.

9 Settembre 2009

5 commenti a 'Rivoluzione in Wikipedia, anzi no'

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  1. AndreaC afferma:

    Anche Cardini non scherza: “Io consulto Wikipedia, mi piace, ma l’esercizio indiscriminato della libertà porta dritto, io temo, alla libertà della cazzata.”: E quindi?

  2. Gianpiero Lotito afferma:

    Sono intervenuto nella discussione aperta da Biopresto, quindi non ripeto qui le cose dette a proposito del fatto di avere una conoscenza bassissima o meno delle cose della Rete (e ho spiegato anche il perché della citazione di Biopresto, che non aveva niente di offensivo, ma era una maggior richiesta di informazioni, come spiegato nell’intervento). Questo post spiega molto bene le dinamiche interne di Wikipedia ed è molto utile. C’è però un’imprecisione sulle enciclopedie cartacee, dove si sa sempre (in quelle più vendute e famose, quindi ritenute più affidabili) il gruppo di persone che ha coordinato il lavoro (una volta si chiamava comitato scientifico) se non addirittura gli autori voce per voce. In alcuni casi l’editore con il suo marchio garantisce la qualità dell’opera senza dare ulteriori informazioni, ma perché sono spesso opere redazionali. Ma anche qui la discussione diventerebbe lunga e non voglio rubare spazio in modo poco educato. Grazie per l’ospitalità.

  3. Coloregrano afferma:

    Gentile Gianpiero Lotito,‬‪
    inizio dalla Sua rettifica che è corretta ma Le assicuro che, avendo consultato in questi giorni diverse enciclopedie, non ho trovato in nessuna di esse informazioni circa l’orientamento di chi ha partecipato alla redazione come invece Lei sembrava attendersi, a giudicare dalla sua frase su Coppi e Bartali. Tuttalpiu’ vi è nome e cognome o in qualche caso la professione ma questa è un appunto un’altra cosa…
    Se quello su cui invece Lei eccepisce riguardo a Wikipedia è una generica assenza di informazioni riguardo all’autore degli articoli, questo è un tema più complesso. Al di là del fatto che molti contributori riportano, a loro discrezione, dati anagrafici e curriculum nelle loro pagine personali, la domanda che mi sento di fare è: quale deficit ciò comporta alla validità dell’”opera”? Se io leggo un saggio sul global warming e ho il dubbio sulla validità delle affermazioni fatte sono tranquillizzato dal fatto che chi scrive il saggio è Tizio Caio docente dell’Università di Nonsodove, se però leggo la pagina di Wikipedia sul global warming in cui si sintetizza la teoria riportata da un saggio di Tizio Caio, docente dell’Università di Nonsodove, mi interessa relativamente sapere quale titolo di studio abbia chi l’ha riportata. Non crede? Tuttalpiù mi può servire potere entrare in contatto con l’autore della pagina per scambiare punti di vista o segnalare fonti diverse, ma questo lo può fare su Wikipedia più facilmente che su un enciclopedia cartacea come, ho avuto occasione di vedere, Lei ha fatto con l’utente citato nell’articolo de La Stampa.
    E qui vengo al discorso della scorrettezza (o scarsa conoscenza della valenza di ciò di cui si parla probabilmente) di cui accusavo Feltri nell’aver riportato il nome dell’utente in oggetto su un quotidiano. Le chiarisco meglio il mio pensiero. E’ vero che un “nickname” non ha la valenza sociale di un nome e cognome ma è comunque un riferimento che può consentire di rintracciare una persona, né più né meno che l’indirizzo di casa, il numero di telefono o, ritornando alla “virtualità”, l’indirizzo di posta elettronica. Le possibili conseguenze ed il potenziale disturbo sono sicuramente diversi, ma rimane un potenziale disturbo legato a contatti che magari l’utente non gradisce ricevere o da “fama” della quale preferirebbe fare a meno. Per questo, a prescindere da quello che se ne dice, è sempre meglio riferirsi ad un generico utente Topolino o Minni (ho verificato: non esistono) piuttosto che ad un utente realmente esistente.
    Per quanto riguarda invece questo blog, il suo scopo è appunto di misurarsi sui temi in esso sollevati con chiunque abbia occasione di capitare su queste pagine, quindi La ringrazio per il suo contributo e La invito a pronunciarsi ancora, quando volesse farlo.

  4. Coloregrano afferma:

    AndreaC,
    mi vien da dire che anche lui ha esercitato la sua libertà di cazzata… ;-)

  5. Damiano Mazzotti afferma:

    Gentile Gianpiero Lotito,
    se i giornalisti italiani si facessero una cultura e si informassero relativamente all’argomento di cui scrivono, probabilmente non ci ritroveremo i politici più vecchi e incapaci del pianeta.

    Comunque a tutti voi suggerisco il libro “La rivoluzione di Wikipedia” di Andrew Lih (www.codiceedizioni.it, 2010).

    Buone cose

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