Chi sta peggio di noi?

Nei giorni scorsi il Ministro dell’Economia Tremonti, commentando i dati che sono arrivati da Eurostat circa la crescita economica nell’area europea, ha affermato Stiamo molto meglio di tanti altri“. La domanda che questa affermazione mi ha suggerito è naturalmente: “Chi sono e quanti sono questi altri?”, giusto per non scoprire poi che la consolazione di Tremonti fosse una consolazione magrissima. Ho cercato allora la risposta nel testo originale dei dati di Eurostat che è disponibile online.
I dati riguardano il Prodotto Interno Lordo del secondo quarto 2009 ed in particolare la sua variazione sia rispetto al secondo quarto 2008, sia rispetto al primo quarto 2009. Il dato più significativo è naturalmente quello rispetto al primo quarto 2008 visto che dovrebbe essere al netto di effetti di stagionalità. L’Italia ha segnato una decrescita del PIL ben del 6,0 %. E’ vero: non siamo gli ultimi. Degli altri 19 paesi per i quali sono disponibili i dati, ben 7 hanno valori peggiori dei nostri, li elenco: Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Romania, Slovenia. Se si eccettuano quindi i paesi dell’Europa Est (tra i quali comunque Polonia e Slovacchia ci sopravanzano) solo la Svezia ha fatto peggio di noi. E’ pur vero che tra le economie occidentali di pari grandezza solo Francia e Spagna ci sopravanzano nettamente mentre Germania e Regno Unito ci sono avanti di pochi punti decimali, ma è anche vero che la Germania nell’ultimo quarto è tornata ad avere un PIL in crescita, noi invece siamo ancora in calo.
In definitiva il messaggio che Tremonti ci manda è che dobbiamo essere contenti di non essere gli ultimi gli ultimi dell’Europa occidentale. Difficile trovarlo un messaggio positivo, specialmente per chi si ricorda quando ci illudevamo di essere la quinta potenza mondiale.
Devo dire che ultimamente è ossessivo il riferimento delle fonti governativo all’idea che “Non siamo gli ultimi”, “Poteva andare peggio”, “Altri stanno peggio di noi”: lo stesso tono aveva un’intervista a Brunetta sentita oggi su Sky. Complessivamente la strategia mediatica della nostra classe politica di governo sembra tendere a far percepire come accettabile una posizione di retroguardia, per non dire di fanalino di coda europeo che ieri sarebbe stata inaccettabile e fonte di preoccupazione se non di allarme. Certo, è una strana strategia strana da parte di chi poi afferma che il declino dell’Italia non esiste. L’impressione che Tremonti, così come il resto del nostro governo, trasmettono è in realtà di essere più che convinti che l’Italia è in declino, di non avere alcuna idea di come arrestarlo e soprattutto di preoccuparsi unicamente di far sì che l’opinione pubblica non se ne accorga.

4 Settembre 2009

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