Il nuovo ed il vecchio del Campionato

In una torrida notturna domenicale è iniziato il Campionato di Seria A 2009-10, alla partenza del quale la Juve si presenta con auspici così ottimistici, come da tempo non si respiravano più da queste parti.
Alla Juve è toccato l’esordio con il Chievo con il rischio che la serata estiva e mezza squadra ancora in vacanza (forzata da infortuni) potessero dare alla contesa qualche sentore ferragostano. Il rischio sfumava subito quando il Chievo iniziava fin dai primi 5 minuti a martoriare le caviglie di Diego. Il pessimo Gava tardava ad intervenire e si rischiava grosso in un paio di occasioni. La vena pedatoria dei veneti veniva però frustrata da Enzone Iaquinta che incornava in porta la prima palla buona capitatagli.
Al di là del gol rapidamente conquistato. l’inizio era comunque esaltante: il centrocampo biancoenero straripava con Diego a declamare calcio, Tiago e Marchisio a fargli da rispettabili spalle, Poulsen determinatissimo dai suoi propositi di riscatto, Amauri e Enzo che riuscivano ad essere punti di riferimento costanti ma anche incontenibili arieti. Nota stonata era forse solo la sterilità delle due fasce dove Brazzo non affondava mai e Grygera quando affondava era confusionario ed impreciso. Quando poco dopo Amauri, al termine di un’azione imperiosa, accarezzava il pallone per recapitarlo sulla testa di Enzo pareva che la serata stesse per esaurire in mezzora tutte le sue incertezze ma Sorrentino, con un piedone imprevedibile, teneva in vita l’incontro. Era proprio di lì in poi che il Chievo prendeva forma, iniziando a stuzzicare una difesa juventina debole, come l’attacco, proprio sulle fasce.
Il primo tempo andava a finire con mille altri assalti che avrebbero meritato miglior fortuna ma il mancato raddoppio non raffreddava gli entusiasmi del pubblico che, esaltato da una prestazione comunque sontuosa, si spellava le mani all’uscita delle squadre per l’intervallo.
Il secondo tempo ricominciava con De Ceglie al posto dell’infortunato (l’ennesimo) Salihamidzic ma soprattutto con le gambe biancheenere che divenivano gradualmente blocchi di granito. Così, col passare dei minuti, la Squadra diventava sempre più guardinga, relegando vieppiù ad azioni di contropiede la propria carica offensiva. C’era un palo di Amauri ma c’erano soprattutto un po’ di mischie davanti a Gigi che rendevano il finale un po’ troppo emozionante per una partita all’inizio della quale la Juve ha espresso una cifra di gioco ragguardevolissima.
Alla fine si confermavano nuovi pregi e vecchi difetti della squadra. Lo spumeggiare del centrocampo a rombo è sicuramente tra i primi; lo stesso centrocampo a rombo però, meno solido sulle fasce, enfatizza la debolezza dei laterali difensivi juventini. Altro difetto che ritorna sono i continui infortuni ed i cali improvvisi di condizione atletica che per il momento il nuovo preparatore Neri non sembra sia riuscito a evitare.
Nulla di nuovo viene invece dal fronte dell’informazione. Da segnalare la consueta uscita folkloristica del moviolista radiofonico Filippo Grassia che Domenica sera, in pochi minuti di commento sulla partita, sfoggiava alcune perle ragguardevoli. Prima sosteneva che il gol juventino andava annullato perché la posizione di Cannavaro, che si trovava oltre ai difensori, era, a suo dire, esattamente uguale a quella di Campagnaro a Palermo, sul gol annullato ad Hamsik. La differenza che Campagnaro saltava disturbando fallosamente l’avversario diretto di Hamsik, mentre Cannavaro non partecipava nemmeno all’azione, sfuggiva purtroppo al nostro. Subito dopo Grassia, prima si meravigliava che Gava non avesse visto la trattenuta di De Ceglie a Pellissier in mischia ma poi, di fronte, all’evidente fallo di mani di Yepes (per il quale l’intero stadio ha ululato per 5 minuti) si sentiva di ricordare che l’arbitro non disponeva di moviola. Sempre meglio dell’immarcescibile Emanuele Gamba che su Repubblica, dopo avere enumerato dettagliatamente gli errori di Gava pro-Juve, il fallo di Yepes neanche lo citava.
Poche novità anche dal fronte arbitrale che presentava all’Olimpico un Gava in serata pessima. Ho già citato il ritardo con il quale frenava all’inizio le scorrettezze su Diego, per poi graziare due volte Pinzi (che evidentemente aveva esagerato con il beverone adrenalinico) il quale prima prendeva per il collo Poulsen ed era solo ammonito (per giunta insieme al danese), poi tirava un man rovescio a Diego e non veniva nemmeno redarguito. Era poi il turno di Poulsen di essere graziato quando scivolava perdendo il pallone e trascinava a terra Pinzi senza che Gava procedesse alla seconda ammonizione. Dubbia era poi una trattenuta di De Ceglie a Pellissier in area di rigore, mentre solare era il fallo di mano di Yepes nella propria area sul quale l’invontolarietà pareva davvero improponibile. Il tutto era condito da una distribuzione incomprensibile delle ammonizioni che sembrava soprattutto orientata a non irritare le due squadre affinché non fosse resa manifesta una forma del direttore di gara davvero scadente. Nessuna novità arrivava nemmeno da Milano dove l’Inter nel pomeriggio era stata premiata da un rigore generoso e da una mancata espulsione di Materazzi prospettando il ripetersi del copione degli anni passati. C’è di buono che questa volta il nuovo Presidente dell’AIA Nicchi ha preso subito posizione su quanto accaduto a Milano: auguriamoci che fosse un segnale del fatto che certi “sbilanciamenti” degli anni scorsi non si ripeteranno più quest’anno. Vedremo.

26 Agosto 2009

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