Non-persona

Ho trovato molto interessante il testo di Erving Goffman “La vita quotidiana come rappresentazione”. L’idea è rappresentare attraverso una metafora teatrale le più diverse configurazioni di interazione sociale. In particolare mi ha colpito il concetto di non-persona, ovvero un personaggio che pur essendo presente ad una circostanza sociale viene totalmente ignorato, al punto che i presenti si comportano come se non ci fosse. Un esempio citato è quello della servitù nella società nobiliare, in presenza della quale non valevano le regole di pudore e decoro, ma un altro esempio comune è il modo in cui spesso ci comportiamo con i tassisti. L’esperienza di non-personificazione più comune è però, a mio avviso, quella che si sperimenta con i medici ospedalieri. L’esser lasciato lì ad aspettare senza nessuno che ti dica nulla, come se le norme elementari della cortesia fossero state improvvisamente sospese, è una circostanza che capita prevalentemente in corsie di ospedali. Un’esperienza che mi aveva molto colpito forse proprio perché totalmente nuova è stata quella della mia operazione di appendicite. Avevo sette anni ma ricordo con nettezza il momento precedente all’anestesia. Quello che mi colpiva era l’assoluta indifferenza dei medici che si affollavano attorno a me. Ricordo la frase: “Questo lo impacchetto io”. Probabilmente l’abitudine di bambino ad essere sempre al centro dell’attenzione mi aveva fatto percepire questa situazione come molto strana. Sicuramente non sapevo che il mio stato si definisse non persona, ma ricordo con assoluta nitidezza la sensazione di disagio che mi procurò quell’atteggiamento.

19 Maggio 2008

3 commenti a 'Non-persona'

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  1. bruno afferma:

    Il problema si presenta spesso negli ospedali, e anche in altre e numerose forme di assistenza o cura alla persona. Vorrei spezzare una lancia per i medici e gli operatori ospedalieri: anche per la persona più sociale, l’interazione con gli altri ha un costo in risorse psichiche. Non è facile costruire e archiviare ogni giorno decine di rapporti interpersonali, con relativo, per quanto minimo, investimento affettivo. E’ più economico fingere di trattare con un oggetto, una macchina rotta che va riparata. E, se la macchina dovesse smettere definitivamente di funzionare, il contraccolpo per il medico è minore.

  2. Bruno afferma:

    I tizi che fanno la coda al CAF che è al piano inferiore dello stesso palazzo in cui lavoro, sono delle non persone. Da stamattina aspettano sotto la pioggia, e noi che abbiamo le chiavi per entrare (almeno nell’androne) li lasciamo fuori, e fingiamo che non esistano.

  3. Tito Sartori afferma:

    Rendi efficacemente il concetto di Goffman. Penso anche a tutte quelle situazioni in cui invece devi sostenere due parti antitetiche o incongruenti contemporaneamente, senza poter escludere qualcuno come pubblico (senza cioè poterlo rendere non persona). Mi capita di lavorare con ragazzi abituati a fare i bulli, dolcissimi quando parliamo a due e in piena difficoltà quando sono con me e con il solito pubblico dei loro atti di bullismo!

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