I banditi del terzo millennio

Un tempo i viaggiatori correvano il rischio di essere assaltati sulla strada da banditi o briganti. Oggi invece i banditi che insidiano i viaggiatori si chiamano compagnie aeree.
Dimentichi di questa realtà ci siamo ritrovati Lunedì mattina a Malpensa per prendere il volo Easyjet che ci avrebbe portato a Londra, dove ci aspettava una comoda coincidenza per Reykjavik. Arrivati all’aeroporto, nella desolazione del Terminal 2, la Easyjet ci informava, senza dare particolari giustificazioni, che il volo sarebbe stato ritardato di tre ore, dalle 8 alle 11.
Ci recavamo al check-in dove una signora bionda ci spiegava che non c’erano alternative e che comunque avevamo tempo fino alle 10 per imbarcare i bagagli. Avendo un rischio elevato di perdere il volo per l’Islanda contattavamo l’Iceland Express ma i call center erano tutti non funzionanti causa festa nazionale islandese. Non rimaneva che Internet ed allora ci recavamo all’ufficio informazioni per chiedere dove vi fosse un Internet Point a Malpensa. La risposta era di quelle che non ammettono replica sulla decadenza del nostro paese e dello scalo di Malpensa conseguentemente: “Li hanno tolti tutti per via dell’antiterrorismo”. Mi permettevo di commentare sarcasticamente “Ottima idea” e l’incaricata, con la cordialità che caratterizza il personale aeroportuale, mi inveiva dietro. Mi avrà probabilmente considerato un sostenitore di Al Qaeda…
Alla fine riuscivamo, tramite un parente di uno della compagnia, ad accedere alla rete e scoprivamo che il volo per Reykjavik era perduto ed i primi posti disponibili sarebbero stati di lì a due giorni. Decidevamo quindi di spostare la prenotazione a Mercoledì aggiungendo alla vacanza due giorni a Londra non previsti. Il bilancio era quindi di 140 euro a testa per il cambio di prenotazione, la perdita della caparra per due paio di notti di pernottamento in Irlanda già prenotato, un traghetto già pagato e due notti extra a Londra che, nonostante i recenti sviluppi, non è ancora un posto a buon mercato.
La situazione assumeva contorni drammatici quando, al momento di imbarcare i bagagli, ci dicevano, contrariamente a quanto detto prima, che l’ora di chiusura dell’imbarco dei bagagli era già passata e non era più possibile imbarcare. Alle nostre rimostranze veniva convocata l’incaricata che ci aveva fornito un’informazione errata la quale, nonostante noi fossimo in 6 ed altri passeggeri confermassero la nostra versione, sosteneva di non averci mai detto nulla di simile. In questi casi ci sono due cose che una persona può fare: ammettere di essersi spiegata male e far fare una figura onorevole a sé e la sua azienda oppure insistere sulla sua versione e
fare la figura del brigante. Il fatto che questo comportamento non fosse malizioso ma che fosse semplicente una questione di stupidità lo chiariva subito dopo la grande capa che interveniva placando la discussione e dichiarando con grande generosità che ci avrebbe permesso di salire a bordo ma senza i voucher per la consumazione che erano finiti (chi li aveva presi i nostri? Mah…). Finalmente salivamo sull’aereo per un paio di giorni a Londra, poi si vedrà…
Alla fine la domanda che mi pongo è: se io vado in un negozio di elettronica e compro un televisore al plasma di 42 pollici e quando apro la scatola a casa scopro che dentro la scatola c’e un televisore ho tutto il diritto al rimborso di quanto ho speso se non delle spese legate al disturbo. Al contrario una compagnia aerea può perfettamente farti partire alle 11 anziche alle 8 sentendosi a mala pena in dovere di chiedere scusa. Questo mette i viaggiatori di oggi, esattamente come i viaggiatori di un tempo, nella condizione di mettersi in viaggio senza sapere se arriveranno a destinazione, in quanto tempo e se ci arriveranno spendendo quanto previsto. Quando si parla delle crisi delle compagnie aeree forse ci si dovrebbe interrogare anche su questo.

5 Agosto 2009

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