Il calcio è pubblico o privato?

Ieri sono state annunciate le esclusioni dai prossimi campionati di Lega Pro (le vecchie C1 e C2 per capirci). Delle 14 squadre “sub iudice” sono state escluse dalla Prima Divisione: Venezia, Pisa, Avellino, Treviso e Pistoiese, mentre dalla Seconda Divisione è stata depennata la Sambenedettese.  Ivrea e Biellese invece non ci avevano nemmeno provato ad iscriversi e per quanto riguarda quest’ultima formazione il caso è ancora più ecclatatante, visto che era reduce da una trionfale promozione dalla Serie D.
Lavorando ad Ivrea ho vissuto in particolare le vicende della squadra eporediese che era giunta fino al sogno della C1, conquistata pochi anni fa, anche se solo per una stagione, per poi ritrovarsi oggi tra i dilettanti. Ad Ivrea sono fiorite le polemiche contro il Comune reo, secondo alcuni, di avere fatto poco per salvare la squadra dal collasso economico. In realtà il Comune aveva concesso in uso all’Ivrea calcio per 25 anni lo Stadio Comunale Pistoni che l’Ivrea aveva ristrutturato accendendo un finanziamento i cui oneri si dovrà accollare a questo punto il Comune stesso. 
Conosco meno la situazione di Biella ma anche lì gli sforzi per salvare la squadra sono stati inutili, anche se il Comune si sta adoperando per trovare una soluzione che dia una dignitosa possibilità di recupero alla società.
Il punto fondamentale per questa e altre situazioni è uscire dall’ambiguità per la quale le squadre di calcio vivono in uno strano terreno di mezzo tra pubblico e privato. Sono società private a tutti gli effetti, tranne per il fatto che quando sono in cattive acque molte amministrazioni locali sono pronte a foraggiarle ed eventualmente a coprirne le magagne per far fronte agli umori della piazza. Va stabilito, a mio avviso, se è vero che una squadra di calcio o di altro sport è effettivamente un bene pubblico di una città ed in quel caso va capito come stabilmente sostenerla ed agevolarne l’azione. E’ anche vero d’altronde che se la società sportiva è un bene pubblico, nel momento in cui la sua gestione finanziaria la porta al fallimento non ci si può accontentare di dichiararla fallita, come nel caso di una normale società privata a responsabilità limitata, ma è giusto che i suoi responsabili paghino per il danno presunto che ciò ha arrecato alla collettività. E’ giusto che il Comune di Ivrea si ritrovi ora a pagare per la ristrutturazione di uno stadio sorto per le esigenze di una società privata e che a questo punto risulta un impianto del tutto inutile?
Ho più di un sospetto che il moltiplicarsi di fallimenti finanziari possa essere collegato proprio a quanto sia facile per un imprenditore acquistare una società sportiva, divertircisi per un po’ di tempo spendendo e spandendo, sfruttare la visibilità pubblica che essere proprietario di una squadra sportiva permette e poi, quando ci si accorge di avere speso troppo, dopo aver bussato un po’ alle amministrazioni pubbliche, andarsene con l’aria del mecenate incompreso. Forse varrebbe la pena che le amministrazioni pubbliche fissassero regole un po’ più rigide che da un lato governino i sostegni e gli aiuti forniti alle società sportive e che dall’altro inchiodino i proprietari “allegrotti” alle loro responsabilità.

15 Luglio 2009

2 commenti a 'Il calcio è pubblico o privato?'

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