Maternità ed Eurottimisno

Le ultime elezioni europee sono state trampolino di lancio di molti raggruppamenti politici definiti o definitis “euroscettici”. Abbiamo sentito da molte parti sollevare dubbi sull’utilità delle istituzioni europee, il Parlamento decide solo su vuote e cervellotiche procedure e direttive, la Commissione non riesce a trovare compromessi tra i diversi governi nazionali divisi su tutto, solo la Banca Centrale ha un effettivo potere a dimostrazione che questa è l’Europa dei capitali e non dei cittadini. Quando c’è la crisi è il nuovo ad essere messo sempre sul banco degli imputati e l’Europa va benissimo in questo ruolo. In realtà la obiezioni precedenti sono plausibili ma dovrebbero portarci all’unica conclusione ragionevole e razionale, ovvero che bisogna dare più poteri al Parlamento, che bisogna introdurre criteri di decisione a maggioranza che inducano i diversi paesi a trovare intese e compromessi, che si debba controbilanciare il potere finanziario della BCE con un potere politico di pari forza. Al contrario spesso l’euroscetticismo porta a vedere l’impotenza delle istituzioni come un vizio di fondo dell’Europa come idea, e la conseguenza è un immobilismo che non fa altro che rendere sempre più evidenti i nostri mali e sempre più arretrato il nostro continente. Questa visione è in realtà l’ovvio risultato del lavoro ai fianchi che le consorterie politiche nazionali fanno sui media, nell’evidente timore di poter perdere peso e potere nel momento in cui ne acquisiscano le istituzioni europee.
In questo scenario cupo accadono fatti che paiono fatti apposta per ricordarci quali sarebbero invece i vantaggi di avere un’ Europa più forte e meglio in grado di decidere. Uno di questi è il recente accordo tra CES (Confederazione Europea Sindacati), BUSINESSEUROPE (la confindustria europea), UEAPME (Unione europea delle piccole e medie imprese) e il CEEP (Centro europeo degli impiegati e delle imprese) che, insieme al Comissario europeo all’occupazione, hanno ratificato il nuovo accordo quadro europeo sul diritto al congedo parentale che ha soprattutto il merito di introdurre il diritto a prescindere dal tipo di lavoro e del tipo di contratto, estendendone quindi il diritto anche ai lavoratori precari.
La cosa non deve stupire: è ovvio che in un’epoca nella quale le aziende hanno un ambito sempre più sovranazionale, solo organismi sociali e politici a loro volta sovranazionali possono avere le leve per strappare condizioni favorevoli, per indurre le aziende a venire a patti con i diritti dei cittadini, con gli interessi della collettività. C’è sempre però qualcuno purtroppo che preferisce chiudersi nel suo localismo, nel suo provincialismo, che preferisce essere “primo in un villaggio che secondo a Roma”. Purtoppo l’Europa dei villaggi sarebbe votata ad un declino politico e civile dal quale la possiamo salvare ancora.

2 Luglio 2009

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