Preferivo il vecchio

Nelle settimane scorse si è svolta una battaglia dai toni forti, attraverso i rispettivi blog, tra Luca Sofri e Marco Travaglio. Oggetto del contendere se si vuole “l’onore familiare” del primo offeso dagli attacchi di Travaglio alla moglie di Sofri, Daria Bignardi. La questione è legata al blocco da parte di RAI2 della messa in onda delle interviste di Vauro e della Borromeo (qui riassunta) nella trasmissione “L’era glaciale”. In quella sede infatti, in nome della par condicio, le interviste previste dalla scaletta erano state tagliate a causa di alcuni commenti su Berlusconi. In seguito la Bignardi aveva promesso che le interviste sarebbero state trasmesse dopo le elezioni, cosa ad oggi non verificatasi e che è legittimo pensare che non si verificherà mai.
Se vi interessa potete leggere la diatriba nella forma dell’attacco di Sofri, del contrattacco di Travaglio. Nella sostanza, almeno da quanto comprendo da questo chiarimento sui termini della par condicio, il comportamento di RAI2, mai contestato dalla Bignardi, non era in linea con la legge sulla par condicio, o meglio non lo era stato allorché era stato intervistato un ministro (il leghista Zaia) in piena campagna elettorale, cosa non consentita ad un programma di intrattenimento. Ha quindi ragione Travaglio a criticare la soggiacenza della presentatrice agli abusi del direttore di Rete Antonio Marano (ex-deputato leghista) anche se la forma nella quale lo fa un po’ arrogante ed un po’ allusiva presta il fianco agli attacchi del rivale.
Quello che però mi ha colpito sono i toni del tutto inquietanti dell’attacco di Luca Sofri, figlio di Adriano Sofri (che a sua volta nutre per Travaglio un discreto livore). Più che un ragionamento quella di Sofri è una sequela di insulti degna del peggiore dei “flamer” o, in termini più tradizionali, di una bettola di terz’ordine: incompetente, in malafede, vigliacco, vile, bugiardo, falso, stupido. Questi sono gli alti argomenti usati da Sofri e il solo pensare che questo sia un opinionista affermato fa già accapponare la pelle. Se però si trattasse di un semplice giornalista che ha deciso di fare ricorso al peggio del cattivo gusto comunicativo contemporaneo ci si potrebbe anche tranquillizzare, ma questo signore si presenta all’Italia addirittura come un leader del nuovo movimentismo all’interno del Partito Democratico.
Sono il primo a chiedere alla politica rinnovamento ma se questo è il nuovo che avanza non posso che dire: preferivo il vecchio!

1 Luglio 2009

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