Sedicimila abbonati

Tanti avrebbero potuto essere tranquillamente gli abbonati della Juve se l’arrivo di Diego non avesse rivitalizzato le speranze dei sostenitori bianconeri, invece questa volta non si parla di calcio ma di una radio. Sedicimila sono infatti quest’anno gli abbonati di Radio Popolare di Milano.
Comunque voi la pensiate su questa radio lasciatemi definire un mezzo miracolo il fatto che una radio che non fa pubblicità di sé su altri mezzi di comunicazione e della quale non si parla mai, raccolga attorno a sé una parte di pubblico talmente entusiasta da pagare volontariamente un abbonamento che ovviamente, a differenza delle paytv, non è necessario per poter ascoltare la radio stessa.
Come nasce questo prodigio? Sicuramente attorno alla radio si raccoglie la sinistra storica milanese, ma si raccoglie anche quel mondo che non ha nessuna voglia di venire a patti con un potere considerato corrotto, logoro e superato, che vuole arricchire ed allargare il proprio bagaglio informativo, la propria visuale. Questa molteplicità di motivazioni si sente anche nelle sue contraddizioni: apparentemente divisa, proprio come la sinistra politica, tra il mondo del vecchio operaismo e quello del giovane progressismo o noglobalismo. Il suo successo però è soprattutto legato secondo il mio parere ad uno sforzo informativo continuo, assiduo, anche al di là del suo solare posizionamento politico. Apprezzo moltissimo “Microfono aperto” per il modo mai banale di sollevare temi e approfondimenti e trovo senza eguali “Esteri” per la maniera molto originale di scrutare al di fuori dei confini nazionali.
Avendo vissuto due anni e mezzo a Milano ed avendo scoperto lì la sua programmazione, che va ben al di là dei notiziari ritrasmessi a Torino da Radio Flash, ho apprezzato assai la possibilità, anche qui a Torino, di ascoltarla via satellite, oltre che in streaming. Quest’anno infine, dopo anni di ascolto “a sbafo”, ho deciso di entrare anch’io nel novero dei sedicimila.
L’ho fatto nonostante non mi senta particolarmente in linea con la posizione politica della radio. Ma quando constato che sedicimila persone sono pronte a sborsare di tasca propria cifre non trascurabili per difendere il proprio diritto di essere informati in modo completo e dissonante rispetto ai canovacci dei notiziari nazionali, mi vien da pensare che si tratti di un prodigio che val la pena di perpetuare.

29 Giugno 2009

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