Come volevasi dimostrare

Mi sarei molto stupito se all’indomani del fallimento del referendum elettorale sul Porcellum qualcuno non si fosse esibito nel ragionamento che era previdibilissimo i tromboni della politica avrebbero praticato ovvero: “Gli elettori hanno disertato il referendum sulla Legge Elettorale? Vuol che dire agli elettori la Legge va bene così com’è e quindi ci terremo questa legge per 50 anni. Basta alle continue modifiche delle leggi elettorali!”. L’ha detto Rotondi, il ministro all’Attuazione del Programma, questa mattina a LA7, ma avrebbe potuto dirlo uno qualunque dei tanti che quella legge l’hanno voluta, approvata e adesso la difendono ed hanno buon gioco nel farlo perché elettori e opposizione hanno fatto di tutto per dar loro una mano, più o meno consapevolmente. Provo a spiegarvi in che modo, a parer mio.
In primo luogo è ormai una pessima idea il referendum così come è previsto dal nostro ordinamento. E’ ormai sempre più chiaro che si tratta di uno strumento spuntato fintanto che ci sarà un quorum, anacronistico oggi, quando neanche le elezioni spesso raggiungono il 50% dei votanti e probabilmente l’unica battaglia che valga la pena di fare è di abolire il quorum e rivedere l’istituto del referendum in generale, cosa che una classe politica appena appena decente avrebbe fatto da dieci anni. Con la legislazione attuale raccogliere firme per un referendum è un tentativo destinato ad un sicuro fallimento e diventa il miglior modo per rafforzare la legge che si vorrebbe abolire.
In secondo luogo non è stata una grande idea raccogliere le firme per un tema, quello delle coalizioni, che non è né il più noto, né il più criticabile tra i difetti della legge elettorale e che raccoglieva dissenso tra molte forze politiche. Era prevedibile che il fallimento del quesito meno interessante e condiviso avrebbe reso più difficile la modifica dell’impianto generale della legge ed in particolare della “lista bloccata” tanto odiosa.
In terzo luogo idea ancora peggiore è stata quella delle forze politiche, come l’Italia dei Valori, che hanno raccolto le firme e poi hanno invitato a dire di no, mettendo gli elettori anche meglio intenzionati nella massima confusione.
In quarto luogo, infine, hanno avuto una pessima idea gli elettori che hanno disertato le urne, non tanto per il merito del quesito o della legge elettorale in generale, ma perché hanno confermato un andamento ormai consolidato: ovvero che quell’elettorato italiano che ancora oggi partecipa massicciamente alle elezioni politiche, da quattordici anni diserta regolarmente tutte le tornate referendarie. In astratto questo comportamento non può che trasmettere l’idea di un elettorato che ha una fiducia incrollabile nella sua classe politica, così tanta fiducia da disdegnare ogni intervento correttivo su ciò che la politica ha disposto e da accorrere invece in massa quando si tratta di legittimarla. Probabilmente la mia è un’interpretazione forzata ma ho pochi dubbi che questa sia l’interpretazione che la nostra classe politica dà degli eventi ed alla luce della quale giustifica la propria chiusura e autoreferenzialità. In questo caso le abbiamo dato una grossa mano.

23 Giugno 2009

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