Il governo delle emergenze

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In questi giorni i mezzi di informazione non filogovernativi ci hanno raccontato tramite le immagini di Palermo una semplice verità: che l’emergenza rifiuti che il governo in carica aveva promesso di risolvere in quattro e quattr’otto e che poi ha annunciato di aver risolto, è ancora presente in tutta la sua gravità. Non è solo un problema di Palermo ma di molte altre città.
Intendiamoci: non voglio fare il solito pistolotto contro il governo che non ha fatto nulla. Se leggiamo la relazione al Parlamento del Sottosegretariato di Stato ci facciamo l’idea che il governo non si sia limitato alla soluzione emergenziale di mandare esercito e protezione civile ma abbia anche pensato di incentivare impianti di trattamento e raccolta differenziata per avviare ad una soluzione definitiva il problema. La questione è però che la soluzione emergenziale è quella più pagante, perché paga di più far vedere Bertolaso che dirige il traffico e che in poche ore sgombra dalla spazzatura una piazza di Napoli che far vedere un grafico che dice che la raccolta differenziata è cresciuta del 10%. Pare quindi fatale che altrove: a Messina, a Cosenza, a Catania, nel Salento l’emergenza esploda periodicamente esattamente come a Palermo. Sembra quasi una necessità mediatica avere sempre emergenze qua e là per poter mandare in giro i professionisti dell’emergenza e rafforzarne così l’immagine insieme a quella del governo che li invia. Non è improbabile pensare che nella testa di una buona parte dell’opinione pubblica l’emergenza di Palermo non abbia dimostrato l’impotenza del governo di fronte alla questione rifiuti, ma al contrario l’efficacia nel gestire anche questa emergenza. La nostra cronica incapacità a programmare ed ad affrontare i problemi prima che diventino urgenti è tale che l’opinione pubblica sembra quasi non prendere in considerazione che un’emergenza annunciata sia comunque una sconfitta, per quanto bene poi la si gestisca. E’ un circolo vizioso che premia un comportamento che razionalmente dovremmo considerare irresponsabile.
Il tutto pesa come un macigno sulle spalle dei cittadini che non hanno appeso il cervello al chiodo e che ancora si lasciano convincere molto di più da un grafico della raccolta differenziata che sale, che da una foto di una piazza ripulita dai sacchetti della spazzatura, anche in considerazione della facilità con la quale i mezzi di comunicazione riescono a manipolare le immagini per spingere sull’emozione collettiva.
Dal circolo vizioso usciremo solo se impareremo tutti, non solo una minoranza, a riflettere su quello che ci viene detto, ad essere critici, a non farci ingannare dalle sirene della TV, a capire che c’è una soluzione definitiva dei problemi: basta avere il coraggio e la voglia di trovarla. Purtroppo, se perfino Ulisse ha avuto bisogno di farsi legare all’albero della sua nave per resistere al canto delle sirene, ciò vuol dire che non farsi irretire da quel canto è molto ma molto difficile e temo che i risultati di domani sera ce lo confermeranno ancora una volta.

6 Giugno 2009

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