Pogrom

La parola pogrom viene dal russo dove “Погром” significa disordine oppure distruzione. Designa quelle manifestazioni di violenza ed aggressività indiscriminata che di tanto in tanto esplodevano contro le comunità ebraiche all’interno dell’impero russo o più in generale nell’Europa orientale. Il detonatore che scatenava queste manifestazioni era in genere manipolato dalla nobiltà, se non dallo zar stesso. Gli obiettivi di costoro erano prevalentemente due: in primis orientare il risentimento dei ceti artigiani e contadini verso un obiettivo ben individuato e sostanzialmente indifeso e allo stesso tempo lontano dai centri di potere, in secondo luogo cancellare debiti contratti con banchieri ebrei che stavano diventando troppo pretenziosi. L’ultimo pogrom che si ricordi in Europa avvenne a Kielce, in Polonia, nel ‘46, ovvero all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, e concorse a togliere agli ebrei sopravvissuti alla Shoah ogni speranza che l’Europa potesse essere un luogo sicuro per loro. La causa dell’esplodere della violenza fu il fatto che si era sparsa la voce che era stato rapito un bambino da un gruppo di ebrei.
In un’atroce analogia storica una motivazione analoga ha prodotto oggi, sessant’anni dopo, lo stesso risultato nel nostro disgraziato Paese. Tra l’altro con un obiettivo, quello della comunità Rom, che aveva condiviso con quella ebrea il destino di stare negli obiettivi di sterminio dei folli disegni nazisti.
La notizia del tentativo di rapimento, ancora tutto da chiarire, di una bambina da parte di una ragazza rom ha scatenato nella cittadinanza di Ponticelli una reazione che ci ha riportato a quella barbarie. Prima una “ronda” ha rammentato con una coltellata ad un operaio romeno che l’etnia più pericolosa tra quelle presenti in Italia è pur sempre quella italiana. Poi altri delinquenti hanno fatto oggetto un campo rom di un lancio di bottiglie molotov. Abbiamo troppe volte sentito parlare di leggi su basi etniche, di provvedimenti che miravano ad un gruppo distinto su basi di appartenenza ad un gruppo e non su basi individuali come nelle fondamenta della legislazione moderna, per non aspettarsi che qualcuno si sentisse autorizzato a sua volta a compiere rappresaglie indiscriminate.
Ogni tanto mi sento un po’ catastrofista ad affermare che i cittadini di questo paese stanno sprofondando nella barbarie. Purtroppo però ogni giorno che passa mi arrivano delle tristi conferme ma la conferma più terribile è l’assordante silenzio delle istituzioni che si sono guardate bene dal condannare l’episodio impegnate com’erano a celebrare la raggiunta concordia della politica. Il paese sta esplodendo in una degenerazione civile di stampo balcanico come l’agenzia per i rifugiati dell’ONU ha ieri sottolineato, ma dentro al Palazzo quello che conta è che Berlusconi e Veltroni abbiano finalmente ritrovato l’armonia.

15 Maggio 2008

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