Il Corriere della Bufala

Mi ha colpito questa notizia riportata da .mau. a proposito di una bufala scoperta su Il Corriere della Sera da parte del giornalista che aveva erroneamente assimilato il sito wikileaks a wikipedia e che sorprendentemente è stata poi corretta. Questo mi ha ricordato almeno tre episodi buffi a proposito di bufale.
Il primo si riferisce a quando La Repubblica, ma anche altri quotidiani online, pubblicarono la notizia che, sulla base dell’esito un referendum, l’Arizona aveva designato lo spagnolo come lingua ufficiale dello stato. La notizia era una bufala: si era effettivamente votato un referendum ma per designare l’inglese e non lo spagnolo come lingua ufficiale dello stato, cosa che fino a quel momento nessuno si era mai preoccupato di ufficializzare. La bufala era stata probabilmente originata da una articolo della riforma votata che consentiva alle istituzioni dello stato di pubblicare, esclusivamente in presenza di emergenze civili o per scopi turistici, documenti scritti anche in lingue diverse dall’inglese (non necessariamente lo spagnolo). Scrissi una lettera di rettifica a Repubblica ma, nonostante i miei sforzi, la bufala rimase sul sito di Repubblica ancora a lungo.
Il secondo avvenne quando scrissi a La Stampa lamentandomi della faziosità di un articolo pubblicato sul sito online a firma di tale Roberto Condio. Il giornalista mi rispose personalmente in modo perentorio ed arrogante, sostenendo che non dovevo attribuire arbitrariamente la paternità di articoli a qualcuno e che “la firma R.C. corrispondeva a Redazione Calcio e non a lui”. Gli rimandai la pagina dell’articolo in oggetto che avevo salvato in locale, evidenziandogli che l’articolo era firmato con il suo nome e cognome per esteso e gli aggiunsi qualche commento sulla sua maleducazione. Non mi rispose più, ma sul sito dall’articolo era stata rimossa la firma.
L’ultimo episodio invece l’ha sperimentato mio padre a cui capitò di mandare una lettera al quotidiano cittadino di Varese, La Prealpina, per smentire una notizia locale errata da esso pubblicata. Il direttore stesso gli rispose ringraziandolo per la rettifica ma spiegandogli che non l’avrebbe pubblicata, perché “Se dovessimo pubblicare tutte le rettifiche che ci arrivano non finiremmo più”. Credo che quest’ultimo esempio parli da solo.

27 Maggio 2009

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