Il logorio del silenzio

Nella tormenta che imperversa da settimane sulla Juventus c’è una grande presenza logorante ed opprimente: un silenzio tombale che ha ricoperto e ricopre tutti i principali fronti di malumore dell’ambiente bianconero.
Poche settimane orsono Blanc e Lippi sono andati a pranzo insieme. L’informazione ha subito ripreso la notizia dando per certo un ritorno del “Marcello nostro” alla guida della Squadra. Non una parola è stata spesa dalla società per smentire la circostanza, tranne poche tiepide dichiarazioni di fiducia nei confronti di Ranieri che sembravano fatte apposta per avvalorare le tesi contrarie. C’è voluto Lippi stesso per smontare queste ipotesi e ridare un po’ di tranquillità alla direzione tecnica, mentre la dirigenza non ha aggiunto altro.
Ci sono poi state le dichiarazioni di Buffon che ha esternato il suo malumore per la situazione attuale della squadra. Due anni fa, dopo aver riportato in A la Juve, Gigi aveva chiesto alla società rassicurazioni sulle ambizioni della società. Ottenutele, aveva con grande entusiasmo rinnovato il contratto. Dopo due campagne acquisti fallimentari si sta domandando seriamente se la società abbia davvero le ambizioni che millanta. Non ho sentito nessuna dichiarazione pubblica di rassicurazione in questo senso ed, a giudicare dallo sfogo di Domenica, non ritengo che ci sia stato nemmeno un chiarimento privato. Non so se Buffon sia ancora il miglior portiere al mondo ma sicuramente chi al mondo ha portieri paragonabili a Buffon non ha nessuna intenzione di cederli alla Juve e la perdita di Gigi sarebbe una perdita dal punto di vista tecnico incalcolabile, oltre che un colpo durissimo dal punto di vista simbolico ai sogni di riscatto del popolo bianconero.
Perfino sulla vicenda Cannavaro il profilo della società è bassissimo. Personalmente non sono affatto entusiasta del ritorno di Cannavaro dal punto di vista tecnico, ma non trovo giusto crocifiggere in questo modo l’unico giocatore che nell’estate del 2006 difese la Juve, venendo minacciato di ritorsioni da parte dei colonelli che avevano preso possesso del calcio italiano in quei frangenti. Trovo incredibile che nessuno si sia sentito in dovere di difendere il giocatore di fronte alle proteste del pubblico.
Nel frattempo continua il tira e molla sul mercato. Dopo la telenovela di Xabi Alonso della scorsa estate si rischia lo stesso scempio per Diego quest’anno con continue offerte e rilanci snervanti. Se Pavel non cambierà idea (Dio volesse!) sul fatto di lasciare il calcio e di fronte agli anni di Del Piero e agli infortuni continui di Mauro German la società dovrà investire massicciamente quest’estate per poter partire la prossima stagione almeno con qualche ambizione in più di quest’anno ma le premesse non ci sono e rischiamo di ritrovarci ad Agosto ancora più delusi di quanto non fossimo l’anno passato. Anche qui la società, che fino ad un mese fa annunciava grossi investimenti, pare balbettare, quasi ad avvalorare l’ipotesi che si sia deciso di chiudere i cordoni della borsa che già non erano particolarmente larghi.
Al di là delle abilità personali, della competenza e del carisma dell’attuale dirigenza, sui quali è legittimo accampare dubbi ma che non sono l’unica spiegazione di tutto ciò, ho l’impressione che ci sia una filosofia del basso profilo, dello stare in disparte, del non apparire che alla fine non paga per nulla, in un contesto in cui la strada mediatica è così fondamentale. Anche la strategia di mercato sembra di puntare su molti giocatori navigati ma mai affermati che è la ricetta migliore per assemblare una squadra discreta ma perdente. Ho come l’impressione che, in contrapposizione all’arroganza e alla supponenza della gestione precedente, in contrapposizione all’immagine di forza e prepotenza che la Triade esprimeva si voglia mantenere un posizionamento mediatico, mite e dimesso, che rende simpatici magari, ma non aiuta in momenti come questo nei quali la società dovrebbe far sentire fortemente la sua presenza.
Se contro il Milan non si interromperà, come è probabile, la sequenza negativa della Juve sarà il caso che la società faccia scelte importanti e decise, altrimenti la situazione rischia davvero di degenerare ed il famoso “progetto” rischia di concludersi per tutti con un fallimento che, per come è maturato, ha francamente dell’assurdo.

5 Maggio 2009

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