Gli appassionati dell’incrostazione

Anche a chi ne abbia una conoscenza appena superficiale salta subito agli occhi che uno dei dati più uniformi e costanti della nostra vita pubblica, e quindi anche di quella politica, è la tendenza alla lunga permanenza degli stessi personaggi al potere. Questo crea quello che alcuni definiscono l’incrostazione di potere, cioè una rete di relazioni fatta di favori e controfavori, di equilibri e controequilibri, che ingessa ed immobilizza la classe dirigente, che la porta a rispondere prima a queste relazioni che al proprio mandato e la rende quindi scleroticamente inerte. Questo fenomeno che ha attraversato tutta la storia della Repubblica Italiana ha avuto un momento di discontinuità nel vuoto di potere che ha caratterizzato il periodo del crollo dei vecchi partiti che ha avuto luogo nei primi anni ‘90. In questa fase, l’unica della storia repubblicana nella quale la politica italiana riuscì a rinnovarsi ed a spogliarsi delle sue “incrostazioni”, furono introdotte alcune riforme che probabilmente non avrebbero potuto vedere la luce né prima né dopo di allora. Una delle più importanti fu la riforma della legge elettorale per i comuni. Tale legge introdusse l’elezione diretta del sindaco, cosa che sparigliò gli equilibri di potere di apparati di partito mummificati, ma introdusse anche un limite di mandati del sindaco che non poteva essere eletto più di due volte consecutivamente. Era il primo esempio di limite ai mandati in Italia, limite che moltissime costituzioni moderne introducono a livello di governo nazionale ma che mai nell’Italia repubblicana era stato presente a nessun livello.
Chi non sia vissuto sulla luna sa quanto questo limite svecchiò improvvisamente la classe dirigente di molti piccoli comuni che, dopo anni vissuti sotto il giogo di piccole dittature de facto, riuscirono finalmente, sotto amministrazioni comunali rinnovate, a dare nuovo slancio al proprio tessuto sociale ed economico.
Da allora però una serie di fattori che sarebbe lungo ricostruire, hanno portato alla ricostituzione di un apparato politico chiuso ed autoreferenziale che sembra non desiderare altro che ricreare quell’incrostazione in modo ancor più oppressivo di quanto non accadesse prima del ‘90. Un’accolita di parrucconi, in una sorta di Congresso di Vienna durato quindici anni, ha ricreato pezzo a pezzo la fortezza inespugnabile dall’alto della quale esercitare un potere senza controllo. Ogni istituzione o norma che si opponesse a quel disegno è stata oggetto in questi anni di lungo ed estenuante logoramento: la legge elettorale, la magistratura, l’informazione. Una delle vittime predestinate indicate da costoro è proprio il limite dei mandati del sindaco, che infatti in un editoriale sul Corriere di ieri Galli della Loggia attaccava definendolo pateticamente “l’assurdo limite ai bravi sindaci” con considerazioni di una profondità intellettuale da carta dei cioccolatini, che sicuramente avrebbero trovato sponda in Chavez, in Bouteflika (presidente algerino), in Aliyev (presidente azero) ed in altri presidenti “illuminati” che in giro per il mondo eliminano i limiti di mandato per insediarsi a vita a capo dello Stato.
E così in Italia i tentativi di colpi di mano parlamentari per eliminare il limite dei due mandati sono stati numerosi in questi anni, l’ultimo poche settimane fa con un emendamento alla Camera, fortunatamente respinto. C’è perfino un sito che è stato creato per raccogliere i sostenitori dell’eliminazione del limite dei mandati. La cosa sconcertante che scopri sul sito è che molti sindaci, esauriti i due mandati, hanno pensato bene di ripresentarsi per un terzo mandato, visto che la legge non glielo vieta e, siccome l’intelligenza non è una virtù che tra gli elettori abbondi, sono stati anche eletti con il risultato che le elezioni sono state annullate, è nato un contenzioso con lo Stato con ovvio esborso di denaro da parte dei contribuenti: il tutto sull’altare della sete di potere di alcuni signori che non definisco qua per non rischiare la denuncia.
Al momento il limite resiste ma c’è da chiedersi fino a quando questo e altri fortilizi, resisteranno contro i tentativi di restaurazione, che ormai sono talmente diffusi da chiedersi se davvero la tendenza “incrostativa” è così connaturata al nostro tessuto sociale da essere pressoché ineluttabile.

5 Maggio 2009

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