Mignottocrazia e Asinocrazia

Mi è capitato di leggere un intervento sul blog di Gilioli che si riferiva ad un dibattito tra questi e due illustri parlamentari: il senatore Udc D’Alia ed la deputata Pdl Carlucci. Ho trovato il dibattito molto significativo perché presentava due elementi che caratterizzano peculiarmente la classe politica attuale: l’assoluta incompetenza ed il ricorso a presenze femminili avvenenti (anche se nel caso della Carlucci ci si riferisce ben più al suo passato che al suo presente).
Nel corso del dibattito il senatore D’Alia ammette indirettamente di non avere consultato alcun esperto della Rete prima di stilare il famoso emendamento che ha legato il suo nome alla possibilità da parte del governo di ordinare agli Internet Provider l’oscuramento di siti Internet che non siano fisicamente sul territorio italiano. Parrebbe assurdo introdurre un provvedimento legislativo su un settore come quello di Internet senza fare ricorso a nessuna consulenza scientifica, ma se guardiamo bene all’approccio della nostra classe politica attuale questo non ci deve stupire, l’assoluta e pertinace incompetenza è ormai pressoché generalizzata.
Nella smania di inseguire gli umori della gente, della maggioranza, la classe politica che ci governa ha abolito quella che era una delle basi dello Stato moderno, ovvero il fatto che la scienza fosse il riferimento comune, ciò da cui discendeva l’autorità di chi ci governava, similmente a quanto la religione era stato per la società premoderna. Lo scienziato (di qualunque ramo) è oggi sempre più visto come un noioso portatore di concetti difficilmente comprensibili e quindi, in quanto tali, ritenuti inutili. Lo scontro aperto tra politica e università che si è avuto in questi anni ne è la testimonianza.
Oggi la politica fa riferimento alle sensazioni delle persone, agli impulsi, alle paure: quelli sono i veri riferimenti della politica italiana di oggi, non a caso la Carlucci nel suo intervento sfodera subito un riferimento ai siti pedofili. La scienza è ormai nel dimenticatoio e i consiglieri del politico di oggi sono curatori di immagine, sondaggisti, non certo esperti della materia sulla quale si interviene.
Con lo svilupparsi di questo approccio, che mi viene da definire “asinocrazia”, è sempre meno necessario avere politici che dimostrino la propria competenza ma il politico è sempre più un istrione il cui compito è colpire l’immaginario collettivo con la parola giusta, con la provocazione giusta o anche, perché no, con il fascino. Il passo successivo è quello che Paolo Guzzanti chiama “mignottocrazia“: partendo dal presupposto che il personaggio del politico è divenuto ormai un perfetto ignorante ed incompetente, perché non presentarlo, anziché come un signore in doppiopetto, come una scollacciata showgirl? Non è più ignorante di un D’Alia e almeno ha una presenza decisamente migliore.
In definitiva siamo giunti ad un punto di degenerazione paradossale ma, proprio in quanto paradossale, ormai completamente inarrestabile, anche perché non pare che l’opinione pubblica dia alcun segnale di risveglio e quindi di svolta. Il clima da basso impero che caratterizza queste ultime settimane della politica italiana, con storie goderecce di relazioni con minorenni, non è che il completamento del quadro. Aver lasciato a perfetti incapaci ed incompetenti il timone di un paese ha come ovvia conseguenza la prospettiva quasi certa di andarsi a schiantare. Tutto sta a capire come e quando arriverà lo schianto e quali conseguenze avrà.

4 Maggio 2009

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