Il crollo

Che non tutti vedessero, come me, nella sfida contro la Lazio di Mercoledì la partita dell’anno lo avevo capito al momento di entrare all’Olimpico nel notare gli ampi spazi vuoti e nel frastuono del nutrito drappello dei tifosi laziali che copriva il tifo bianconero. Eppure era l’ultima e, detto tra noi, anche l’unica possibilità di terminare questa grigia stagione con un trofeo. Una sorta di contentino per la sete di vittoria che anima il tifo juventino nella fase storica attuale, in cui ambire a trofei più prestigiosi pare illusorio. L’indizio più nefasto della sottovalutazione della serata me lo dava però l’altoparlante annunciando che Del Piero, Nedved e Camoranesi si sarebbero seduti in panchina. Difficile dire cosa si muovesse nella testa di Ranieri nel momento in cui aveva escogitato la formazione ma l’esclusione dei tre, insieme a quella di Chiellini, Legrottaglie e Molinaro pareva davvero essere una sottovalutazione clamorosa dell’avversario laziale.
E invece l’avversario laziale c’era e ben poco arrendevole. Anzi si riversava in avanti nei primi minuti dando l’impressione di essere, più della Juve, la squadra che doveva recuperare. Il pubblico osservava sbigottito una Juve sonnolenta subire a centrocampo la Lazio, riuscire con difficoltà ad allargare il gioco sulle fasce dove Marchionni, quasi a rigirare il coltello nella piaga dell’esclusione di Camoranesi, viveva una delle sue serate peggiori della stagione. Giovinco svariava sul fronte offensivo ma senza la rapidità di altre serate ed i puntuali lanci di Tiago verso Vincenzo rimanevano l’unica risorsa della squadra. Dopo la mezzora il peggio pareva passato e la Juve cominciava a farsi viva dalle parti di Muslera. Era il giovincello con la testa a pannocchia Ariaudo che cacciava alta l’occasione per un gol che avrebbe fatto riempire pagine e pagine della sua storia ed invece poco dopo faceva parlare di sé per un “vai tu vado io” con Mellberg che consentiva a Zarate di concludere a rete tutto solo dalla lunetta dell’area di rigore. L’argentino era bravissimo ma ha già mostrato troppe volte questi colpi per non attribuire il gol principalmente all’inerzia della difesa bianconera.
La Juve andava al riposo sotto di un gol e con un pubblico che, inferocito, chiedeva di rimettere in campo la squadra titolare. L’arbitro Rizzoli si segnalava solo per il suo modo di ammonire. Evidentemente alla lezione su “come si ammonisce” era stato assente oppure aveva ecceduto con il valium, sta di fatto che le sue due ammonizioni del primo tempo erano al rallentatore e generavano il solito commento accusatorio che si spreca in questi casi: “ammonizione a richiesta”.
Al ritorno in campo spuntavano la coda di Camoranesi e la Zazzera bionda di Pavel, testimoniando impietosamente che Ranieri avesse sbagliato formazione nella prima frazione. Spiaceva per Seba che non aveva demeritato e per il quale invece la sostituzione pareva una bocciatura. La Juve A era però un’altra cosa e la Lazio finalmente sembrava in difficoltà di fronte alle folate di Camoranesi e Nedved. In un raro momento di alleggerimento però Kolarov faceva partire un tiraccio con poche pretese, Grygera lo toccava con lo stinco e alzava una palombella assurda. Gigi si estendeva in tutta la sua lunghezza e con un intervento da Mister Fantastic sfiorava il pallone che sbatteva contro il palo, ma la serata era una di quelle che vanno così ed il pallone prendeva la direzione della rete. La disperazione portava avanti la Juve che chiudeva la Lazio nella sua area, dove ne succedevano di tutte prima che Del Piero, appena entrato al posto di Enzo, infilasse l’1-2. L’assedio continuava e quando Nedved colpiva di testa tutto solo la partita poteva riaprirsi ma il palo questa volta non era favorevole a Madama. Accadeva infine che Camoranesi contrastasse un pallone a Kolarov: forse Camoranesi involontariamente agganciava l’avversario o forse Kolarov si buttava. Il fischio di Rizzoli indispettiva Camoranesi che si sforzava di calmarsi ma quando l’arbitro, non capendoci nulla, lo ammoniva, Mauro si indispettiva e lanciava il pallone verso il direttore di gara che lo mandava a farsi un giro. La partita finiva qui e anche la stagione della Juve.
Il pubblico adesso vuole la testa di Ranieri. Non so quanto la rinuncia a Ranieri gioverebbe alla causa. Sicuramente quest’annata lascia molte cose da chiarire: i tanti infortuni, le tante incertezze difensive, l’utilizzo incerto di Giovinco. Alla fine però, se riguardo a quello che pensavo ad Agosto, mi rendo conto che quello che è accaduto è più o meno quello che ci si aspettava allora, dopo una campagna acquisti che non sarebbe stata fallimentare solo se Poulsen di fosse rivelato un giocatore diverso da quello che ci aspettavamo fosse. Adesso speriamo soltanto che la lezione sia stata appresa e la lezione è che per ambire al meglio bisogna dotarsi del meglio, non solo in fatto di allenatori.

26 Aprile 2009

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