L’Italia negletta

Nelle settimane che hanno seguito il terremoto in Abruzzo, nella passerella dei politici a L’Aquila, nelle polemiche vissute con vivo fastidio dalla classe politica di governo, nella vicenda di Annozero, ho letto soprattutto un crescendo di contrapposizione sempre più chiara e netta tre due Italie che appaiono sempre più distinte, quasi avessero una rappresentazione diametralmente opposta del nostro paese. Parlando con le persone ti rendi conto che molti hanno visto la tragedia del sisma come fonte di orgoglio per il nostro paese, capace di reagire compatto di fronte alla calamità, ma molti altri all’estremo opposto la vedono, come d’altra parte chi scrive, come l’ennesimo disastro italiano dovuto all’incuria, al mancato rispetto delle norme, all’idea che “tanto non succede nulla”.
Fin dal primo giorno la sensazione che la maggioranza che governa il nostro paese mi ha dato è di provare non poca insofferenza per la presenza dei secondi, di trovare genericamente fastidioso qualunque genere di atteggiamento critico nei confronti di quanto accaduto, indipendentemente che la responsabilità competa al governo o ad enti locali, magari di ispirazione politica opposta. Questo perché l’idea del “va tutto bene”, dell’ottimismo forzoso, è talmente fondante per questa maggioranza da trascendere le contrapposizioni politiche. Questa sbronza di ottimismo, questa rimozione del lato negativo, di ogni critica, è fonte di esaltazione per una parte dell’opinione pubblica, di nausea per l’altra. Guardando la televisione, leggendo i giornali, sentendo le trombe della politica, parrebbe che la seconda fazione sia ormai sempre più esigua minoranza. Di fronte alle mai ben chiarite accuse ad Annozero, nemmeno il PD ha reagito compattamente a difesa della trasmissione e del suo diritto di evidenziare quello che non ha funzionato e non funziona. All’interno del quadro parlamentare sostanzialmente solo Di Pietro sembra chiaramente non allineato con l’ottimismo imperante.
Eppure la seconda Italia c’è ed ogni tanto non pare nemmeno così debole. E’ il caso dei sondaggi dei quotidani online che non avranno pretesa scientifica ma qualcosa vogliono dire. Di fronte agli attacchi ad Annozero non solo da Repubblica ma anche dai lettori del Corriere è venuta un’amplissima solidarietà verso Santoro e Vauro. Altrettanto mi sorprende spesso il vedere che ogni sondaggio su una proposta di Berlusconi si tramuta in una disfatta anche su un giornale come La Stampa, prevalentemente prono alle posizioni governative. Ancora mi sorprende scoprire che su Facebook i fan di Bertolaso, considerato dai media televisivi un eroe nazionale come Garibaldi o Cavour, sono più o meno tanti quanti quelli che gli chiedono di dimettersi.
Nella sostanza ho l’impressione che l’Italia che spera ancora in un paese migliore ci sia e sia molto numerosa, ma sia sempre più localizzata, non geograficamente nè socialmente, ma piuttosto mediaticamente. Laddove il morbo della televisione e delle fonti di informazioni prevalenti non ammorbi le menti, laddove la consapevolezza che la maggior parte dei messaggi trasmessi sono superficiali se non del tutto falsi è più forte, c’è ancora un’opinione pubblica che vuole reagire. La domanda è: “Reagire per andare dove?”. Data la sottorappresentazione politica dalla quale questa parte dell’opinione pubblica è afflitta, non da ieri, la risposta è difficile. Sicuramente la prossima tornata amministrativa ed europea ci dirà cose interessanti in merito: se il PD si sarà definitivamente autoaffondato non riuscendo ad arrivare all’altra sponda del rinnovamento, se l’Italia dei Valori raccoglierà i consensi previsti, se le liste di Grillo sfonderanno o se la risposta sarà la più inutile tra tutte: l’astensionismo.

21 Aprile 2009

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