Balotelli ed il mammismo

Dalla conclusione di Juve-Inter di Sabato sera in poi, sulle varie fonti di informazione non si è parlato d’altro che dell’attaccante dell’Inter Balotelli e di come ha vissuto la sfida. Per chi non lo conosca Balotelli è un ragazzo di appena 18 anni ed è già considerato uno dei migliori attaccanti del Campionato di calcio, ma ha un vizietto, quello di non riuscire ad accettare le regole sportive, in termini di rispetto verso avversari, pubblico ed arbitro. Già qualche settimana fa si era segnalato per aver platealmente irriso il pubblico della Roma dopo aver segnato un gol ai giallorossi. Sabato sera all’Olimpico di Torino ha dato poi il meglio di sé. Ha colpito più volte gli avversari a gioco fermo (e ovviamente lontano dagli occhi dell’arbitro), ha mandato a quel paese platealmente più volte il direttore di gara, ha commesso ripetuti falli e scorrettezze, ha irriso la panchina della Juventus mostrando lo scudetto che campeggia sulle divise interiste, ha irriso anche Tiago, portandogli via il pallone che il portoghese cercava di recuperare per battere una punizione. Il portoghese ha gradito meno di altri e gli ha rifilato un pestone che ha indotto l’arbitro ad espellerlo. Chi abbia visto, almeno una volta in vita sua, un incontro di calcio immaginerà che la reazione del pubblico dell’Olimpico non sia stata propriamente improntata al fairplay. Il giocatore è stato sistematicamente fischiato ed insultato come accade anche a giocatori più corretti e rispettosi del ragazzo interista. Non so se questo sia giusto o sbagliato ma mi limito a ricordare che anche all’Opera il pubblico ha diritto di fischiare il tenore che prende la stecca.
Il problema è però che Balotelli ha la pelle di colore scuro. “Che c’entra?”, vi chiederete voi. C’entra perché nelle tanti menti sottosviluppate che popolano gli stadi di calcio la disapprovazione rivolta a chi abbia la pelle scura, assume rapidamente il linguaggio dell’insulto razzista (linguaggio mutuato purtroppo da autorevoli esponenti di partiti di governo). Un linguaggio che nasce da una cultura che ha ammorbato e ammorba la vita italiana in questi anni ed a cui gli stadi non sono certo stati immuni. “Sì, ma che c’entra?”, vi chiederete ancora. C’entra perché la contestazione a Balotelli ha assunto spesso Sabato sera questo linguaggio, come è successo già altrove in occasioni simili. Questa volta però Moratti ha suonato la carica, e così la stampa, mai abbastanza compiacente nei confronti della società nerazzurra, dopo avere per alcune ore ignorato la cosa, ha iniziato ad urlare all’unisono alla vergogna per i cori razzisti contro Balotelli, facendo passare in secondo piano le scorrettezze del giocatore, liquidate addirittura da Moratti come comprensibili reazioni alle provocazioni del pubblico. Il tutto è giunto alle dichiarazioni deliranti e delinquenziali dell’Amministratore Delegato dell’Inter Paolillo che ha accusato i giocatori della Juventus di aver “scientificamente” provocato Balotelli. Al di là dell’assurdità di quanto detto, non si rende conto il dirigente interista di aver trasformato con queste parole in una polveriera almeno i prossimi 10 Juventus-Inter? Perfino l’ex-allenatore dell’Inter Simoni si è dissociato da questa follia mediatica orchestrata dalla società di Foro Napoleone, ricordando che un atteggiamento in campo del genere da parte di un giocatore professionista è intollerabile al di là dei fischi del pubblico.
Nel frattempo, tra l’altro, passava sotto silenzio l’ennesima esibizione di maleducazione di Mourinho che prima mandava a quel paese alla radio il giornalista Filippo Grassia e poi alla televisione addirittura la bandiera interista Sandro Mazzola.
La domanda che mi faccio io è: a chi giova tutto ciò? Secondo le ultime notizie la sanzione nei confronti della Juve sarà pesantissima, dovrà infatti giocare il prossimo incontro casalingo a porte chiuse. Difficile pensare che una sanzione tanto sproporzionata possa essere un deterrente contro il razzismo, semmai rischia di essere solo l’ennesima dimostrazione di un orientamento politico della Federazione, tenendo anche conto della sproporzione con la sanzione che, a ruoli invertiti, fu comminata tre anni fa all’Inter per la contestazione al giocatore del Messina Zoro (25 mila euro).
Al di là della sanzione sportiva però ho l’impressione che il messaggio che davvero esce da questa vicenda e da come i media l’hanno raccontata è che si possono violare tutte le regole di etica sportiva, di rispetto per l’avversario e per l’arbitro, basta avere la maglietta giusta. Con i giusti santi in paradiso l’alibi si trova sempre e le peggiori azioni diventano delle semplici ragazzate, perdonabili e giustificabili: il messaggio che viene dal calcio anche questa volta è lo stesso che viene dalla nostra classe dirigente tutta.
Peccato che nel calcio, come altrove, c’è però un momento nel quale ti devi confrontare con il resto del mondo e qui SuperMario, come tanti altri bamboccioni, viziati dalle mamme italiche, rischia di finire sulla graticola. Laddove la maglia che indossa non gli garantirà la protezione della quale gode in Italia finirà per finire vittima proprio di chi oggi lo blandisce. Sono sicuro però che anche allora ci saranno tanti avvocati d’ufficio mammisti pronti a sostenere che è una povera vittima e ce l’hanno tutti con lui.

20 Aprile 2009

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