L’avvelenata

La sfida Juve-Inter da un po’ di anni in qua è già abbastanza avvelenata di suo, per non aggiungervi altri elementi a renderne infuocato il clima. Pare però che qualcuno abbia un desiderio morboso di trasformare questo incontro in una corrida e così anche alla sfida di Sabato si è caratterizzata per livore e veleni. Un primo elemento è arrivato dalla designazione incomprensibile di Farina. Designare l’arbitro considerato, a torto o a ragione, il più ostile tra gli arbitri dal pubblico juventino proprio per la sfida contro i primi in classifica è parsa decisione piuttosto singolare. Il resto ce l’ha messo Balotelli con il suo atteggiamento che ha dato fuoco alle ceneri dell’Olimpico. Della questione che lo riguarda parlerò a parte, rimane il fatto che ogni sua scorrettezza, ogni suo gesto di protesta, di irrisione ha fatto crescere la tensione in modo davvero gratuito in una situazione di classifica che non giustificava nulla di tutto ciò.
Si iniziava con la Juve che prendeva decisamente l’iniziativa con i laterali Grygera e Molinaro che spingevano con gran lena sulle due fasce. Soprattutto sulla destra la Juve sfondava spesso, anche per la buona forma di Marchionni. E tuttavia la Squadra distratta di questo periodo non mancava di regalare all’Inter la prima grossa occasione quando Legrottaglie scivolava spianando a Balotelli la via della porta, Buffon riusciva solo a smorzare il tiro ed era il brutto anatroccolo Tiago a spazzare via un attimo prima che la fatal linea fosse violata. Rimaneva però un episodio isolato in un primo tempo che la Juve conduceva costantemente all’attacco trasformando però con difficoltà in palle-gol la gran mole di gioco e di pressione sia a centrocampo che sulle fasce. Prima Grygera non riusciva a trovare la coordinazione per spingere in rete sottoporta, poi Iaquinta veniva anticipato all’ultimo ed infine Marchionni, tutto solo davanti a Julio Cesar, si allungava troppo il pallone favorendo l’intervento del brasiliano. L’Inter per lo più subiva ma riusciva a tratti a sfoggiare la sua migliore qualità, ovvero la capacità di distendersi in attacco con rapidità sorprendente. La miglior condizione dei nostri lasciava però poche opportunità ad un Ibra piuttosto isolato.
Nel frattempo Farina arbitrava nel più totale disorientamento: ammoniva in modo piuttosto severo Figo dopo pochi minuti, per poi consentire a Muntari di arrotare ripetutamente i tacchetti su caviglie bianche e nere. Non riusciva a far battere una punizione ad una distanza superiore ai 6 metri e soprattutto non riusciva a contenere la vena istrionica di Balotelli che, da un lato non mancava di punteggiare con proteste plateali ogni decisione dell’arbitro, dall’altro non faceva passare una pausa di gioco o un momento di distrazione di Farina senza provocare o colpire l’avversario che gli capitava a tiro. Sia come sia, quando il direttore di gara poneva fine al primo tempo la sensazione che rimaneva in bocca era di aver perso un’occasione.
Ed in effetti il secondo tempo era un’altra musica: la Juve rallentava, a centrocampo Poulsen e Tiago non vedevano più un pallone e l’iniziativa passava all’Inter che però non sembrava troppo smaniosa di vincere, come d’altra parte pareva comprensibile. Ranieri, con tempismo inconsueto, vedeva Cristian affaticato e rigettava la mischia, dopo lungo tempo, Paolino De Ceglie. La Juve ci provava ancora ma la ridotta lucidità, oltre a rendere più macchinosa la manovra, ci portava a scoprire il fianco. Quando Chiellini veniva travolto da Chivu sul limite dell’area di rigore interista e Farina, non capendoci nulla anche stavolta, lasciava proseguire, i nostri rimanevano imbambolati ed il contropiede fulminante dell’Inter portava davanti alla porta proprio Balotelli, che fulminava Buffon. Il ragazzo probabilmente si convinceva che il gol gli avesse garantito l’onnipotenza ed in pochi minuti: prima mandava platealmente a quel paese l’arbitro prendendosi l’ammonizione, poi compiva un’entrataccia che con un’altra maglia gli avrebbe garantito il secondo giallo. La Juve non si dava per vinta e di nuovo Marchionni si emozionava solo davanti a Julio Cesar, spingendo Ranieri a mettere in campo Trezeguet al suo posto.
La Juve pare aver preso l’abitudine, ultimamente, di sfoltire la rosa quando è sotto di un gol, la settimana scorsa a Genova ci aveva pensato Camoranesi, Sabato è stata la volta di Tiago. Balotelli, sempre lui, decideva di irridere con una finta il portoghese che stava cercando di recuperare il pallone per battere una punizione. Tiago difettava di senso dell’umorismo e rifilava all’avversario un pestone che gli faceva guadagnare la meritata doccia. In uno in meno le movenze dell’Inter diventavano ancora più agili e Buffon iniziava una serie di parate stellari. Contemporaneamente Ranieri, tardi come non mai, metteva in campo la Formica al posto del Capitano. Quello che succedeva era straordinario: Seba prendeva in mano la squadra e praticamente da solo iniziava un forcing che costringeva l’Inter nella sua area, pur avendo un uomo in più. Rischiando l’impossibile in contropiede arrivavamo al 90′, quando sulla traiettoria perfetta di Giovinco, Zdenek sorprendeva tutti e schiacciava in rete tra lo stupore generale.
Perdere questa partita in questo modo sarebbe stato davvero troppo, ma una Juve meno distratta avrebbe potuto superare un’Inter che è riuscita a fare la prima della classe solo in 11 contro 10. Difficile dire quanta, di questa tendenza alla distrazione, sia legata al timone apparentemente incerto di Ranieri e quanta ad una condizione fisica insufficiente. Ma tutto lascia pensare che le voci di sostituzione alla guida della squadra non siano solo invenzioni da rotocalco.
Per il resto restano le mille domande su una sfida, quella con l’Inter, con contenuti di aggressività ormai davvero fastidiosi, ed una società, quella morattiana, che un tempo perdeva molto male e adesso vince anche peggio.

20 Aprile 2009

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