Sudafrica e Tibet

Paiono due paesi così lontani e diversi ma alcune coincidenze storiche accomunano Sudafrica e Tibet. Entrambi subirono a partire dal diciassettesimo secolo una penetrazione con caratteristiche coloniali: da parte dei boeri il Sudafrica, da parte dei cinesi il Tibet. In entrambi poi scoppiarono a metà del diciottesimo secolo conflitti militari che portarono alla colonizzazione de facto del paese ed alla sottomissione della popolazione locale. In entrambi poi, in coincidenza col periodo a cavallo del diciannovesimo e ventesimo secolo, all’influenza del colonizzatore si sostituì quella inglese; in entrambi ancora dopo la seconda guerra mondiale il potere di boeri e cinesi fu ripristinato con le tragedie del genocidio in Tibet e dell’apartheid in Sudafrica.
Un bel giorno però il Sudafrica è riuscito a ricondurre a ragione la minoranza di etnia boera, a fare del paese una democrazia che sia patria per gli uni e per gli altri e a superare la secolare schiavitù. In Tibet tutto ciò non è successo, per tanti motivi, tra i quali sicuramente il fatto che la comunità internazionale, che ogni sforzo fece per isolare e piegare il regime segregazionista, oggi è invece solita chiudere un occhio di fronte alle nefandezze che il governo cinese compie contro i tibetani ma anche contro i cinesi stessi.
Capita spesso però che gli ultimi ad essere usciti dal pantano siano anche quelli meno disposti a tendere la mano a chi nel pantano sta ancora dibattendosi ed ecco quindi giungere la raggelante decisione del governo sudafricano di non concedere il visto di ingresso al Dalai Lama atteso ad una conferenza sulla pace ed il calcio a Johannesburg. In pericolo sarebbero stati i commerci internazionali con il partner cinese, apparentemente talmente vitali per il paese che il governo di Pretoria ha preferito rinnegare la propria storia piuttosto che metterli a rischio, a costo di suscitare l’indignazione dei premi Nobel Tutu e De Klerk. Nel mio piccolo comunque ho messo in atto una mia personale ritorsione, non comprando un grappolo di uva bianca che avevo già preso in mano al Supermercato, quando mi sono accorto che veniva dal Sudafrica.
Al di là di queste considerazioni il fatto che il governo più sensibile alle minacce che il governo cinese indirizza da tempo a chiunque ospiti il leader buddista, sia stato proprio il Sudafrica, è un segno di quale sia il peso crescente della Cina in quell’area e quanto la battaglia per lo sfruttamento delle risorse del continente africano rivestirà un’importanza fondamentale nei prossimi decenni.

28 Marzo 2009

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