Cultura forzista

Siamo in tempi di congresso fondativo del PdL e l’ideologo del forzismo Angelo Crespi è sbarcato su La Stampa per spiegarci in un lungo articolo cosa ci sia dietro alla cultura forzista che diventerà quella maggioritaria nel nuovo partito. Per chi non lo conosca Crespi è direttore della rivista Il Domenicale sulla quale pubblica pezzi come questo nel quale ci spiega che la contrapposizione tra fascismo e democrazia è un’invenzione pretestuosa dei comunisti o questo in cui ci spiega che la conservazione è il core-business del nostro paese.
E’ vero che Forza Italia è di fatto una creazione personale di Berlusconi ma anche i partiti dittatoriali hanno bisogno di un impianto ideologico per essere legittimati, per costituire quella base sociale necessaria per il suo consenso, e anche coloro i quali votano per Berlusconi hanno bisogno di sentire dei valori comuni in cui riconoscersi. Quali sono questi valori allora? Crespi fa un quadro straordinariamente chiaro nella sua confusione: partito conservatore, riformista, laicista, cattolico. La chiarezza sta nell’assenza di un effettivo disegno di paese, di una reale prospettiva di evoluzione della società, di un futuro che non sia nel perpetuarsi di uno status quo ed in questa assenza può andar bene tutto ed il contrario di tutto. La parola chiave però è “buon senso” inteso, come diceva Gianbattista Vico, come “un giudizio dato senza riflettere”, come la soluzione più semplice e consuetudinaria ai problemi, non la migliore, ma quella che riesce ad essere più facilmente convincente. Lo scopo non è quello di risolvere il problema, ma di rappresentarne la soluzione, in una modalità funzionale alla conservazione del consenso e quindi del potere. Se poi la macchina mediatica ti aiuta a nascondere la debolezza delle soluzioni di “buon senso” ancora meglio.
Anche il Pantheon del forzismo pare sufficientemente raffazzonato. Vi si trovano l’autore de Il Libro nero del Comunismo, Stephane Courtois (il cui nome compare per giunta sbagliato nell’articolo), che non mi risulta abbia mai pubblicato nulla di significativo oltre il libro in oggetto (che pure non rappresenta certo un’opera imperdibile della saggistica storica) ed il giornalista e storico Ugo Finetti, che era Vice presidente socialista della Regione Lombardia nei primi anni 90 e, dopo essere stato travolto dagli scandali di Tangentopoli, si è riconvertito a giornalista scrivendo libri di rivisitazione della resistenza a getto continuo, da far invidia a Gianpaolo Pansa, o girando documentari di riabilitazione di Bettino Craxi. Insomma Karl Popper (che Crespi scrive con la C) non so quanto sarebbe felice di figurare come terzo tra cotanto senno.
Insomma finisci di leggere l’articolo e ti rendi conto che non ti è rimasto nulla, non la percezione di idee nuove, non una ricetta, anche discutibile magari, per la soluzione di problemi: solo parole messe in fila, come in una supercazzola politica, per tranquillizzare e per imbonire. Parole in libertà, per il Popolo delle Libertà.

21 Marzo 2009

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