Chi consuma di più

La proposta di Franceschini di una tassa una tantum sui redditi più elevati ha avuto, tra le altre cose , l’effetto di far tornare a galla un tema che ha fortemente condizionato la vita politica italiana degli ultimi anni. Quello della pressione fiscale. Da quando la crisi è esplosa in modo dirompente il tormentone della riduzione fiscale, la lamentazione dei contribuenti italiani contro il fisco opprimente, si era finalmente acquietata. La sparata di Franceschini ha però fatto di nuovo esplodere il tema di chi sostiene che solo la classe media è in grado di tenere alta la bandiera dei consumi e che quindi ogni sforzo deve essere fatto per sgravare questa categoria dal giogo fiscale.
Su “Il Giornale” l’imprenditore Guidalberto Guidi ci ha spiegato l’altro ieri che è molto pericoloso gravare di un carico fiscale addizionale, sebbene una tantum, quella categoria sociale che contribuisce in modo determinante al sostegno dei consumi; il medesimo poi rilanciava il refrain per il quale l’unico modo per combattere l’evasione è abbassare le aliquote. Sono affermazioni che abbiamo sentito talmente tante volte che ci paiono quasi credibili, verosimili ma proviamo a pesarle bene.
Possibile che un Euro in tasca di chi guadagni 1000 euro al mese abbia meno probabilità di essere consumato che in tasca di chi guadagni dieci volte tanto? Il mio stipendio è meno della metà di quanto indicato da Franceschini, eppure guardo l’estratto conto della banca una volta ogni quattro mesi e il mio profilo di consumo non è minimamente influenzato dalle fluttuazioni della pressione fiscale. Quando il mio vecchio computer ha cominciato a dar segni di cedimento, o il mio vecchio televisore è venuto meno, non ho certo fatto un piano finanziario, sono andato su Internet e ne ho ordinato uno nuovo; magari non sono un esempio di oculata gestione finanziaria ma non credo di essere una rarità. Sicuramente la cose vanno diversamente per chi guardi ogni mese al 27 come ad un traguardo che magari gli consentirà di far revisionare i freni della Cinquecento ormai ridotti all’osso o di pagare l’affitto di casa. Insomma stiamo parlando di spostare un Euro che dormiva in un conto corrente o nella migliore delle ipotesi era investito in bond argentini, in tasca a chi lo consumerà presumibilmente il giorno stesso in cui se lo ritroverà tra le mani. E allora dov’è il rischio per i consumi, caro Dottor Guidalberto? Il crollo del mercato degli yacht o dei diamanti? La chiusura di un paio di locali di Porto Cervo? La crisi dei chirurghi estetici esperti in liposuzioni? Questi sono i rischi dai quali l’acuto imprenditore ci mette in guardia?
Veniamo all’evasione ed al vecchio adagio per il quale se si abbassassero le aliquote calerebbe anche l’evasione, lo sostengono in molti come molti sostengono che un gatto nero che attraversa la strada profetizzi sventure, peccato che l’uno e l’altra affermazione non abbiano nessuna base scientifica, almeno che io sappia. Uno studio sul legame su evasione fiscale e pressione, fatto alcuni anni fa nei principali paesi europei, individuava qualche legame tra i due fenomeni, ma solo limitatamente al campo della tassazione delle aziende (che però nel nostro paese è già piuttosto bassa), nessun legame invece era individuabile per quanto riguarda la tassazione delle persone fisiche. La stessa classifica di evasione e pressione fiscale nei principali paesi europei non ci suggerisce alcun legame tra l’una e l’altra tendenza. Interessante anzi il fatto che il paese con il tasso di evasione minimo (Svezia) sia anche uno di quelli con la pressione fiscale più elevata. Nemmeno la tendenza storica dell’evasione e della pressione fiscale ci suggerisce la possibilità di un legame tra i due dati. Anche in questo caso quindi nessuna base reale nelle parole del Guidi ma solo la volontà di mantenere ad una categoria sociale privilegi e guarentigie anche in un periodo come questo in cui la situazione richiederebbe di provare ad aprire le porte della fortezza in cui la classe media si è asserragliata.
Faccio presente che Guidalberto Guidi è il padre di Federica Guidi che mesi fa aveva partecipato alla crociata contro il protocollo di Kyoto e l’accordo 20-20-20, dimostrando che la figura di imprenditore illuminato è evidentemente una prerogativa di famiglia…

14 Marzo 2009

Un solo commento. a 'Chi consuma di più'

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  1. Bruno afferma:

    Faccio i conti della serva: in via Garibaldi hanno chiuso diversi negozi di vestiario “popolare”, mentre in via Roma Vuitton e altri negozi di lusso sono strapieni ogni volta che ci passo davanti. A quanto sembra non sono certo i consumi di lusso a subire arresti. Meglio, così qualcuno potrà continuare a dire “Ma quale crisi, che in giro ci sono solo Cayenne?”

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