Stupri e clan

Non fanno nemmeno più notizia, a fronte di una violenza sessuale commessa da uno straniero, le manifestazioni estreme da parte di strati dell’opinione pubblica: tentativi di linciaggio, proteste di piazza, aggressioni a connazionali dello stupratore. Ovviamente niente di tutto ciò accade quando il colpevole è un italiano. In quel caso l’evento diventa un caso di cronaca, come un altro, che non mobilita le folle e non accende gli animi. Perché questa così forte discrepanza, solo oddio razzista che esplode oppure c’è di più?
Per dare una possibile risposta a questa domanda ho trovato interessante un articolo sul tema di Lucia Annunziata e altre opinioni raccolte in Rete. Nella sostanza questa e altre opinioni simili ipotizzano che questi improvvisi assalti di indignazione verso un reato che sino a pochi anni fa era considerato ancora contro la morale e non contro la persona non siano in realtà (come ci piacerebbe pensare) il segno di un impeto di civiltà, ma al contrario siano il segno di una cultura tribale persistente in ambiti del nostro paese. Si fa riferimento infatti in questi casi ad un’idea della donna, diffusa in moltissime culture, come proprietà del clan di appartenenza. In quest’idea la violenza commessa sulla donna all’interno del proprio clan è lecita, quella commessa verso donne di altri clan è grave ma non in quanto violenza verso la persona che la subisce, ma in quanto profanazione di ciò che appartiene ad altri (al riguardo trovo significativo il caso di Mukthar Mai stuprata per vendetta verso il suo clan). Il passaggio tra clan e nazionalità è ovviamente breve, specialmente in un contesto multietnico come quello delle nostre città, e quindi breve l’identificazione dello stupratore straniero come l’usurpatore delle prerogative del nostro clan.
Si tratta di una teoria suggestiva, che varrebbe la pena di soppesare e sulla quale varrebbe la pena di fare qualche approfondimento ma è certo che nelle parole che si raccolgono tra i ragazzotti di borgata, che si fanno protagonisti di episodi di contestazioni o ritorsioni come quelle sopra descritte, un’idea piuttosto tribale delle contrapposizioni tra comunità etniche, e non solo, pare assolutamente radicata.

12 Marzo 2009

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