A casa del Toro

Erano molti anni che mancavo a casa granata, ovvero al derby che si gioca in casa del Torino. Il derby in casa del Toro è per me un momento particolare come particolare è il rapporto di rispettosa indignazione che mi lega al Torino. Ammiro la passione che lega molti sostenitori del Toro alla loro squadra ma trovo patologico lo spazio che in questa passione per molti occupa la Juve. Rimasi sbigottito quando anni fa scoprìì, sfogliando in libreria un libro di Culicchia dedicato al Toro, che un intero capitolo era dedicato alla Juve. Lo trovai come chi scriva una dichiarazione d’amore ad una donna, dilungandosi a parlare di un’altra.
Erano anche un po’ di anni che non andavo in curva e devo dire che ho sentito una differenza rispetto all’ultima volta, la cresciuta percentuale dei “rabbiosi da stadio”. Chi non è mai stato allo stadio forse non si rende conto di quanto sia ampia la porzione di spettatori di un incontro di calcio che sembrano aver scelto quel modo di passare un paio d’ore, solo per poter avere una straordinaria occasione per insultare qualcuno nella massima libertà, senza rischiare la propria incolumità. Certo: la vicinanza tra gruppi di tifo granata nel settore solitamente riservato ai tifosi delle squadre ospiti e la Curva Scirea (per favore non chiamatela Curva Sud!) era un grosso incentivo, fatto sta che alcuni signori, che in settimana magari sono serissimi ed inappuntabili, se la spassavano un mondo insultandosi l’un l’altro attraverso la barriera di plexiglas.
La serata iniziava con un fuoriprogramma: non avevamo previsto che Via Filadelfia fosse chiusa all’accesso pedonale e che per raggiungere a piedi la Curva Scirea si dovesse aggirare la zona dell’ex-Campo Combi e dei Poveri Vecchi per raggiungere lo stadio da Corso Agnelli, questo perché il corso stesso era stato trasformato in un enorme gabbione per convogliare i tifosi juventini allo stadio senza venire in contatto con nulla che fosse vagamente di colore granata. Trovavo molto triste la scena dei gruppi di tifo organizzato bianconero che tra ali di polizia arrivavano allo stadio urlando, come fossero belve che ruggivano in gabbia.
Un’altra scoperta che facevo era che gli altoparlanti dello stadio Olimpico, assordanti in tribuna, sono lontanissimi in curva e anche nei rari momenti di silenzio la voce dello speaker si sente flebile e lontana. Per la serie: pagate di meno, cosa volete? Anche l’altoparlante?
La partita iniziava con una peripezia di Sereni su Iaquinta ma poi era il Toro ad iniziare una pressione che durava per almeno mezzora durante la quale Stellone e lo stellone ci salvavano dalla capitolazione, prima della fine del tempo però ancora Sereni acciuffava un palloncino che stava rotolando nel sacco. A centrocampo Poulsen perdeva una miriade di contrasti e riuscivamo a manovrare solo con palloni lunghi verso Iaquinta che sembrava aver ripreso la miglior condizione. Seba danzava soave tra le linee granata ma il suo deficit fisico lo rendeva troppo fragile di fronte alle ruvidezze degli avversari ed ad ogni contrasto la palla scappava via beffarda senza indurre in commozione il sempre incerto arbitro Farina.
Nell’intervallo un tifoso granata poco attento aveva apposto un cartello con sopra scritto “merde” sopra lo storico striscione “Forza Vecchio Cuore Granata”, sortendo l’ilarità della curva bianconera. Ilarità da stadio…
La ripresa iniziava con un Toro più mite e una Juve che sembrava aver deciso di provare a vincere. Un derby senza Pavel non sarebbe un derby e Ranieri decideva di mandarlo in missione tra le linee granata. Pavel non ci metteva molto a completare la missione facendo spiovere un palloncino in mezzo all’area che Chiellini imbucava nella porta rivale. Il Toro non aveva più energie per reagire e si sgonfiava, vivacchiando fino alla fine. L’unico fatto rilevante della seconda metà della ripresa era la pessima decisione di Ranieri di far rifiatare Poulsen e far entrare Momo. Pareva un’occasione per una sgambata, ma un sadico destino purtroppo attendeva al varco l’uomo con il 22.
L’incontro finiva tranquillamente senza scontri, contestazioni o polemiche: un esito imprevedibile per un derby sul quale il guappo portoghese aveva lanciato veleni a piene mani. A casa avrei poi scoperto che Cairo aveva scoperto un fuorigioco attivo di Iaquinta sul gol di Chiellini e un colpo in mischia di Brazzo ad Abate. Le polemiche erano salve, pareva strano il contrario.
Soprattutto a casa avrei scoperto che un fallaccio a tempo scaduto di Pisano aveva causato a Momo una frattura al metatarso che significa la fine della stagione e, tanto per gradire, anche Marchionni salterà lo showdown con il Chelsea di Martedì, oltre al previsto Legrottaglie. Non ci sono parole.
Arrivederci al prossimo derby, spero (sinceramente) nel prossimo Campionato di Seria A.

9 Marzo 2009

Un solo commento. a 'A casa del Toro'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'A casa del Toro'.

  1. Bruno afferma:

    E’ più facile odiare gli altri che amare se stessi. Ed è esattamente questo spirito che anima il tipico tifoso del Toro…

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs