La fatica della rabbia

E’ molto interessante quello che sta accadendo nel Campionato di calcio.  Lo è perché in fondo è molto simile a quello che sta accadendo al di fuori del calcio. Siccome però il Campionato, a differenza del resto di quanto accade in Italia, è sotto gli occhi di mille riflettori ed il pubblico calcistico è ancora più manipolabile di quello generalista, è più facile leggere nel pubblico calcistico quelle debolezze che in realtà a ben guardare sono le stesse dell’opinione pubblica italiana tutta.
Cosa succede dunque nel Calcio italiano? Succede che domenicalmente con cadenza sempre più serrata gli errori arbitrali che favoriscono la capolista Inter si infittiscono, tanto da costituire ormai quasi un refrain del Campionato. Un caso? Un complotto? L’effetto di uno strapotere mediatico? Difficile da dire. E’ certo che nello scorso Campionato gli errori arbitrali stravolsero l’esito dello duello tra Roma e Inter a favore di quest’ultima squadra ed è chiaro che questo Campionato, che si avvia ad essere un monologo interista, sarebbe stato, con valutazioni meno squilibrate, un Campionato incerto ed avvincente.
Ieri l’arbitro Rizzoli in un momento decisivo di Inter-Roma ha concesso all’Inter un rigore per un tuffo di Balotelli al quale non avrebbe abboccato un arbitro di Terza Categoria. Per chi ha fatto questo mestiere la svista di Rizzoli ha quasi dell’incredibile eppure la macchina mediatica non è impazzita di fronte a questo episodio come avrebbe fatto in altri tempi.
La cesura tra questo e quel modo di affrontare il sempre difficile rapporto tra appassionato di calcio e decisioni arbitrali si situa in quell’evento fondamentale che è stato Calciopoli. Il processo di Calciopoli, che ha portato alla retrocessione della Juventus ed alla cacciata di Moggi dal calcio, non è stato però un evento singolare ma è stato il culmine di un processo mediatico costruito in lunghi anni di attacchi contro la classe arbitrale per i presunti favori concessi alla Juventus, fatti di tavole rotonde, di accuse di sudditanza, di riproposizione fino alla nausea di episodi come quelli del famoso rigore su Ronaldo che abbiamo rivisto sicuramente molte più volte di qualunque altro episodio della storia del calcio. Anni vissuti in un’alleanza quasi generalizzata contro il presunto potere del calcio, impersonato in Moggi e nella sua Juventus. Non mi interessa determinare qui se quelle accuse fossero fondate o meno, mi interessa ricordare che in quegli anni tre o quattro episodi favorevoli nell’arco di un Campionato erano sufficienti a far parlare di Campionato falsato. Oggi i maggiori giornali ci dicono che l’Inter ha avuto più di 30 episodi favorevoli dall’inizio del Campionato, rigori mai concessi contro (è un giusto un anno che non succede), gol segnati con la mano, gol in fuorigioco abissale, rigori regalati e così via, eppure non c’è una reazione così forte, non c’è indignazione, non c’è sospetto, come se fossimo tutti cloroformizzati. Come mai? Cosa è cambiato nel frattempo?
Davvero l’opinione pubblica calcistica ha considerato Calciopoli un rito di purificazione dopo il quale non si può più pensare male? Oppure era semplicemente la debolezza mediatica della Juventus il problema, mentre l’Inter di oggi ha evidentemente un rete di sostegno nell’informazione molto ben radicata?
Sicuramente l’aspetto mediatico è fondamentale: ieri sera alle dichiarazioni di fuoco di De Rossi a La Domenica Sportiva lo studio ha reagito minimizzando, smussando, distinguendo. Erano altri tempi quando in questi casi si dava la parola ad Agroppi che si dichiarava certo almeno la metà degli scudetti vinti dalla Juventus erano frutto della sudditanza psicologica e gli altri della buona sorte. Negli anni di Moggi anche il Milan ottenne successi poco cristallini ma nessuno lo ricorda (vi ricordate di Treossi e del suo arbitraggio in Fiorentina-Lazio, penultima giornata 1998-99? No, vero?).
Il punto è che noi appassionati di calcio, come cani da guardia, ci facciamo aizzare o ammansire dall’altoparlante mediatico. Sono i giornali, la televisione, la radio a dettare i tempi della nostra rabbia, della nostra passione, del nostro scagliarci contro i presunti torti o, al contrario, del nostro fare spallucce dicendoci che “in fondo gli arbitri possono sbagliare” o che “è ora di finirla con questa cultura del sospetto“. Riusciamo a dare allo stesso identico episodio un senso completamente diverso non solo in base al fatto che sia a favore della nostra squadra o di quella avversaria, ma anche a seconda di come sia letto dal sistema informativo. Se apriamo il giornale e leggiamo “furto” ci inalberiamo, se leggiamo “fortuito errore” ci rilassiamo ed accettiamo sportivamente l’accaduto. La Juventus di Moggi era probabilmente un’eccezione perché era una squadra fortissima tecnicamente ma con una consistenza mediatica ridicola, nonostante gli inutili tentativi di Moggi di ingraziarsi gli speaker televisivi di LA7… Oggi che il potere mediatico coincide con quello tecnico, la frattura è saldata e l’opinione pubblica è stata rimessa sotto cloroformio.
La pressione mediatica va però anche d’accordo con la nostra pigrizia intellettuale, il nostro bisogno di certezze, di credere in qualcosa. Calciopoli ha dato agli appassionati di calcio neutrali la speranza di poter credere ad un gioco che per anni gli avevano detto essere truccato. Per molti oggi quel gioco deve essere per forza sano e genuino, pena la perdita di fondamentali certezze e non importa se vediamo gol con la mano e rigori regalati. Preferiamo vivere sereni.
La constatazione che tutto ciò accade non solo nel calcio ma anche nel resto della vita pubblica italiana viene quasi da sé. Se quindici anni fa ci avessero detto che un tale è stato condannato per esser stato corrotto dal Presidente del Consiglio sarebbe scoppiata la rivoluzione. Non è che oggi non ce lo dicano, non è che non ci interessa, semplicemente ci siamo cloroformizzati, assuefatti ad una visione della realtà che il sistema informativo ci presenta e che ci piace farci piacere. Perché la rabbia, alla fine, è faticosa.

3 Marzo 2009

2 commenti a 'La fatica della rabbia'

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  1. AndreaC afferma:

    A proposito: chi ha corrotto David Mills?
    http://leonardo.blogspot.com/2009/02/catone-in-segreteria.html

  2. Coloregrano afferma:

    Non ci crederai ma l’articolo che evidenzi l’avevo letto ed è una delle cose che mi ha ispirato questo intervento. Non so cosa ne pensi tu ma è proprio la constatazione che certe denunce, a forza di essere inascoltate, siano diventate solo un noioso refrain che mi fa pensare ad un’opinione pubblica che si è stancata di indignarsi e vive in uno stato di apatia intellettuale. Intendiamoci: condivido la critica a Franceschini. Sono io il primo a sostenere che fu un grave errore da parte di chi si opponeva a Berlusconi arruolare sul carrozzone dell’Unione tutti coloro che volevano salire in nome solo dell’opposizione al disegno berlusconiano ed è un errore oggi da parte di Franceschini cercare l’unità del Partito Democratico attorno al comune sentimento anti-berlusconiano. Un partito o un movimento si costruisce a partire da un’idea comune di paese non contro un uomo o un’idea contrapposta. E tuttavia, siccome io non sto fondando un partito, ma mi limito a scrivere su un blog, cerco di non dimenticarmi che una democrazia moderna, se vuole potersi fregiare di questo titolo, non può permettersi tra le altre cose che il capo del governo si destreggi tra sue pendenze con la giustizia aggiustando opportunamente la legislazione. E non mi interessa se è una posizione minoritaria o se e un tormentone che alla lunga annoia e stanca. La realtà può essere noiosa ma ci dice che la nostra democrazia ha sempre meno credibilità a livello internazionale e tutto ciò ci penalizza molto come paese. Continuo a credere che un paese possa crescere solo se è cosciente dei suoi limiti e noi sembriamo esserlo sempre di meno.

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