Cartellino Arancione

Da un po’ di tempo, seguendo il Campionato di calcio, riflettevo a proposito di quanto l’interpretazione moderna del regolamento del Calcio (spinta da Blatter a livello internazionale, ma declinata in modo ancor più rigido in Italia dall’avvento di Collina) abbia completamente cambiato l’uso dei provvedimenti disciplinari di ammonizione e espulsione stravolgendo il modo stesso di giocare. Sono state gradualmente introdotte linee guida tendenti a sanzionare in modo sempre più grave gli interventi fallosi portati con foga, in modo scomposto, tali da portare pericolo all’avversario. Si è giunti, nel nostro Campionato, all’estremo di comminare quasi sempre l’ammonizione e talvolta anche l’espulsione a chi commetta simili falli. Non si tratta di colpi volontari, di interventi scorretti, intimidatori o ostruzionistici ma di interventi portati allo scopo di recuperare il pallone anche se in modo eccesivamente spregiudicato.
E’ vero che l’intervento di slancio, azzardato, acrobatico, è pericoloso per l’incolumità dell’avversario ma è anche vero che l’agonismo, l’ardimento è una delle componenti che rende il calcio affascinante: un tackle di un Sissoko, di un Gattuso o di un De Rossi è una delle cose più affascinanti dello spettacolo calcistico e sarebbe un peccato dovervi rinunciare. Oggi che un intervento del genere, se non perfettamente riuscito, causa quasi automaticamente l’ammonizione e in qualche caso addirittura l’espulsione, è comprensibile che qualcuno sia perplesso, ed è altresì ovvio che gli allenatori invitino i propri interditori ad essere prudenti, ad evitare rischi che possano compromettere la partita. A chi segua la Juventus non sfuggirà che Sissoko è un giocatore completamente diverso quando gioca in Europa o quando gioca in Italia, ben sapendo che interventi che in Italia vengono puniti con l’ammonizione in Europa non sarebbero sanzionati nemmeno con il fallo. Nonostante le attenzioni e le prudenze però, certi interventi fanno parte del gioco ed i calciatori alla fine ci cadono dando origine ad un numero spropositato di espulsioni e quindi di occasioni nelle quali l’esito della partita è deciso da una scivolata in più, magari legata solo alle condizioni del terreno di gioco.
Il punto fondamentale è che il provvedimento dell’espulsione nel calcio, così com’è congegnato, è estremamente pesante, perché obbliga la squadra che lo subisce a giocare per tutto il resto della partita in uno in meno, cosa che si riscontra in pochi altri sport. Questo accade perché l’espulsione nel regolamento nasce con l’intento di punire una violazione estremamente grave delle norme: aggredire l’avversario o l’arbitro, colpire deliberatamente l’avversario. A questa casistica è stato poi aggiunto il concetto di condotta sleale, ovvero fondamentalmente impedire con un fallo la segnatura di un gol, che è comunque un’azione assolutamente volontaria. Espellere un giocatore invece per contatti legati ad eccesso di agonismo o scarsa lucidità, ma assolutamente preterintenzionali, significa sovvertire l’esito dell’incontro su basi quasi aleatorie. Va anche considerata l’elevata soggettività di questo genere di decisione che mette l’arbitro nella condizione di decidere sostanzialmente l’esito dell’incontro con una sola decisione, quasi sempre molto discutibile. Chi ha fatto l’arbitro si rende conto che lo stesso fallo visto da un angolazione può sembrare assassino, visto da un’altra veniale.
In definitiva la conclusione è che se l’esigenza è quella di ridurre i danni arrecati dai mastini del centrocampo e però non si vuole trasformare il calcio in una lotteria (ancor più di quanto già non lo sia) credo che l’unica soluzione sia quella di introdurre una sanzione intermedia tra ammonizione e espulsione.
Faccio queste considerazioni e scopro che l’International Board ha preso in considerazione nella riunione di Sabato scorso l’ipotesi di un “cartellino arancione”, ovvero di un allontanamento solo temporaneo dal terreno di gioco. L’ipotesi però è stata immediatamente scartata. Teniamo presente che accoglierla non avrebbe voluto dire introdurre da subito la normativa, ma studiarla, sperimentarla e poi magari abbbandonarla in caso di esito negativo. Invece la doverosa innovazione è stata bocciata immediatamente, senza appello. Naturalmente insieme con la moviola in campo. L’unica innovazione presa in considerazione, sebbene con grande prudenza, è quella di introdurre i due arbitri di porta che verifichino se e quando c’è stata la segnatura di una rete. Di fronte a tutto ciò che la tecnologia offre, mi pare davvero pochino. Ho sempre l’impressione che i rivoluzionari nel calcio non abbiano mai molta fortuna…

5 Marzo 2009

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