Qualche rimpianto, anzi no

E’ passato poco più di un mese da quando, dopo l’insipido pareggio di Empoli, la Juve aveva toccato il momento più basso della sua stagione. Zanetti si era appena fatto male e prometteva di star fuori per un po’, Sissoko si stava lentamente inserendo, Tiago confermava le sue incertezze, Molinaro pareva essersi smarrito, Nedved era l’ombra di sé. Poi arrivò il successo di San Siro che ha dato l’inizio ad una serie di 6 gare con 5 vittorie, interrotte solo dalla folle sconfitta di Palermo, con 19 gol segnati (più di 3 a partita!). Così, guardando la Juve di oggi, viene spontaneo pensare a quanto sarebbe stato possibile fare se la squadra avesse raggiunto l’efficienza attuale con qualche mese di anticipo. Sembra incredibile che contro le tre squadre che, secondo la generale valutazione, all’inizio del Campionato erano da considerarsi a lei superiori, la Juve abbia raccolto 12 punti in 6 incontri, ma che abbia perso per strada tanti punti contro medie e piccole avversarie. Tuttavia anche Domenica, contro la Lazio, la Juve ha palesato, insieme ad un ritmo ed una aggressività non comune, insieme ad una capacità travolgente di fare gioco e di realizzare, una fragilità che ne ha fatto la vittima di tanti brutti scherzi durante questa stagione.

L’inizio dell’incontro era straordinario: nel giro dei primi 10 minuti prima Sissoko, poi Camoranesi ed infine Trezeguet facevano cadere qualche capello in più allo scarsocrinito Ballotta. Poco dopo, al quarto assalto, la Juve perveniva al gol con Chiellini, dimostrando che la maledizione dei primi 15 minuti era ormai dietro le spalle. Non ci si fermava però qua, Sissoko recuperava e distribuiva palloni, Zanetti apriva il gioco in modo entusiasmante, Molinaro arava la corsia di sinistra e le sue sovrapposizioni con Nedved erano micidiali. Del Piero e Camoranesi facevano scintillare gioco di qualità immensa. Forse dai tempi del primo Lippi non si vedevano le magliette bianconere muoversi con tanta armonia per il campo. Il pubblico rimaneva a bocca aperta di fronte a quello che accadeva ed il gol da antologia era nell’aria. Arrivava al ventunesimo minuto quando la Juve recuperava il millesimo pallone a centrocampo, Nedved telecomandava la sfera verso l’area e Del Piero la scodellava in mezzo all’area per David che però ciccava come un dilettante. La palla rotolava allora verso Zanetti che da contratto avrebbe dovuto in quel momento ciabattare in qualche modo verso la porta, approfittando dello sbandamento avversario, ma Cristiano decideva di essere superlativo anche in quel momento e sfoderava quindi la sua stecca da biliardo, la ingessava e scoccava il suo colpo, giocando di sponda con Camoranesi e completando il filotto. Era dai tempi di Platini e Boniek che non si vedeva nulla di simile da queste parti.
Lo spettacolo non finiva qui e allo spettacolo non mancava che un gol di Del Piero, alla Del Piero, e la circostanza si verificava al trentaduesimo quando Il Capitano fuggiva sulla destra, rientrava verso il centro aggirando Cribari e infilava nell’angoletto basso. Giusto il tempo per Alex di celebrare il secondo posto in classifica cannonieri che David staccava di nuovo il compagno pugnalando Ballotta su istigazione di Camoranesi.
In un balenare di bandiere bianche e nere il pubblico dell’Olimpico gioiva per il ritrovato squadrone, ma per i bianconeri era già il momento della vacanza e così negli ultimi giri di lancette del primo tempo Bianchi faceva in tempo a vincere un orsacchiotto centrando Buffon da pochi passi, nella indifferenza dei centrali di difesa bianconera. L’inizio del secondo tempo diventava però una vera lotteria di beneficenza nella quale Bianchi prima, e Siviglia dopo, portavano a casa i premi migliori. La squadra non era risvegliata nemmeno dalla cortesia dello stesso Siviglia che si faceva espellere per un fallo inutile su Nedved, dando a Gervasoni la possibilità di ricordare dove aveva messo i cartellini. Quando infine Chiellini al trentatreesimo, con un disimpegno suicida, faceva ripartire in contropiede della Lazio verso il possibile 4-3, la traversa di Pandev, comunque in fuorigioco, ricordava ai bianconeri che era tempo di ricominciare a giocare. Era così lo stesso Chiellini che chiudeva poco dopo con un gol di rapina l’incontro sul 5-2.
In definitiva nella testa, al momento di sfollare, rimaneva un pomeriggio che ci ha fatto ancor meglio capire quanto questa squadra avrebbe davvero potuto competere per il Campionato, ma anche quanto le troppo frequenti amnesie non le hanno consentito di volare abbastanza in alto. Sarà per il prossimo anno, magari con qualche innesto in più.

1 Maggio 2008

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