Internet e censura

C’è un senatore dell’UDC di nome Gianpiero D’Alia che ha avuto il suo momento di notorietà firmando il contestato emendamento 50-bis che permette al Ministro dell’Interno di chiedere agli Internet Provider di oscurare un sito che ospiti contenuti ritenuti sconvenienti. Sentire l’intervista rilasciata a Alessandro Gilioli dà, in modo davvero compiuto, la dimensione della cronica difficoltà di comprendere come è cambiato il mondo con l’avvento di Internet da parte della nostra classe dirigente. Sentire questa intervista dà la chiara idea che alla domanda “Che differenza c’è tra la società pre-Internet e quella post-Internet?” molti tra quelli che gestiscono le leve del potere in Italia non hanno nessuna risposta o forse non si sono nemmeno posti la domanda. Se l’avessero fatto avrebbero probabilmente compreso che censurare Internet così come si fa per altre forme di comunicazione non è semplicemente possibile.
La principale rivoluzione che Internet ha portato in termini di informazione e di libertà di informazione è che oggi chiunque può rendere pubblica la sua opinione, su un blog come questo, così come sui forum, su facebook. L’informazione su Internet, a differenza di quanto accadeva per la carta stampata o per la televisione, non può essere disciplinata, controllata, arginata, sia per motivi tecnici che per motivi di opportunità. Fare un filtro su quanto è reso pubblico su Internet è uno sforzo inutile a meno che non si voglia mettere la briglia su tutta Internet facendoci piombare in un’arretratezza tecnologica e culturale da Corea del Nord. Oscurare un sito come Facebook o Youtube perché ospita contenuti sconvenienti è come revocare la licenza a Tim perché i terroristi usano i telefonini per organizzare gli attentati o come sospendere l’erogazione delle energia elettrica perché qualcuno ha un corto circuito in casa. Bisogna prendere consapevolezza che la società di Internet dovrà e deve essere una società più matura, più pronta ad accogliere opinioni diverse, ad accettare opinioni scomode che urtano il senso comune o che urtano il potere, limitandosi a prenderne atto, a discuterne, a stigmatizzarle, ma rinunciando all’arma della censura che fa parte di un mondo che è diverso da quello di Internet.
La censura ha, nel nostro immaginario, una valenza solo negativa ma censura è anche bloccare la diffusione di volantini neonazisti o testi inneggianti alla pedofilia. In questa o altre modalità però la censura è destinata a diventare un approccio insostenibile. Personalmente sono convinto che la libera circolazione delle idee (anche quelle che trovo inaccettabili) sia comunque positiva e preferibile all’oscurantismo e al controllo delle idee stesse, ma anche chi non condivida questa mia convizione deve prendere atto che questa è la realtà e che alzare le barricate non serve a nulla. Quando la politica capirà che il suo compito è adattare le regole del gioco alle trasformazioni della società e non usare le regole del gioco per alzare inutili barriere contro le trasformazioni stesse, forse riusciremo a reagire al mondo che cambia in modo meno traumatico.

24 Febbraio 2009

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