Andare a Nord

Lunedì mattina, sul far dell’alba, ho preso un aereo per recarmi a Stoccolma.
Ovviamente non un volo Alitalia perché a suo tempo la compagnia di bandiera ha cancellato tutti i voli internazionali dallo scalo di Caselle probabilmente perché troppo vicino alla Francia per non essere considerato in combutta con i cattivoni di Air France. Sta di fatto che, con un po’ di nostalgia per gli steward cafoni della nostra compagnia di bandiera, dopo un breve scalo a Monaco, sono giunto in quel di Stoccolma.
Il fatto che all’aeroporto due tassisti si siano contesi il sottoscritto mi ha fatto subito pensare che gli svedesi non siano più tutti alti e biondi come una volta. Il tassista vincente era iraniano ed ha passato quasi tutto il tempo del viaggio al telefonino senza auricolare. Il tizio invece che mi ha dato il benvenuto al mio arrivo a destinazione aveva più l’aspetto del garzone di un’officina che di chi fa gli onori di casa di una multinazionale ma non è certo la prima volta che noto che la libertà nordica si applica anche a formalità quale il modo di abbigliarsi.
L’ultima volta che ero stato qui era Febbraio e probabilmente il freddo pungente aveva congelato anche i miei ricordi, sta di fatto che trovo la città ancora più bella di quanto non mi ricordassi, distribuita com’è su isolette cerchiate da palazzi d’epoca splendidamente conservati. E’ certo vero che la povertà di balconi delle città nordiche trasmette sempre una sensazione di oppressione in noi inguaribili mediterranei, è vero che le strade alle otto e mezza di sera si svuotano ma è anche vero che gli svedesi abbandonano in massa, apparentemente senza rimpianti e sensi di colpa, i propri posti di lavoro a metà pomeriggio, e, nonostante ciò, hanno un’economia che va discretamente bene: un vero rompicapo per i tanti fattiilculisti di casa nostra, considerando anche il fatto che pagano un sacco di tasse, incredibile!
Con tutta la stima per gli svedesi un momento di disappunto, da buon italiano, ce l’ho quando alle 21 ingenuamente chiedo di cenare ed ottengo facce svedesi perplesse equivalenti a quelle che otterrei dalle nostre parti verso mezzanotte; solo il terzo ristorante mi concede la sua cucina e solo dopo che il cuoco ha osservato lungamente l’orologio per riflettere su quanto un minuto di proroga alla chiusura della cucina potesse essere contrario ai suoi princìpi. Faccio ancora in tempo a rendermi conto di essere troppo testardo nel voler dimostrare a me stesso che le aringhe sono un piatto che possa avere applicazioni gastronomiche, anche per palati cresciuti in realtà che non abbiano sofferto storicamente di carenze di forme di alimentazione alternativa ed è già ora di tornare a casa. Il resto alla prossima volta.

29 Aprile 2008

4 commenti a 'Andare a Nord'

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  1. bruno afferma:

    Almeno i superalcolici erano all’altezza delle aspettative?

  2. Albi afferma:

    A dir il vero non ho provato superalcolici. Anche perché quando ho finito di mangiare erano quasi le 22 e avevano l’aria di aspettare che me ne andassi per chiudere…

  3. Simone afferma:

    Secondo me sei solo stato un po’ sfortunato o inesperto. Probabilmente una parte della colpa è dovuta al fatto che era lunedì sera … e non mi dire che a parte i cinefili a Torino si trovi tanta gente in giro di lunedì!
    Se ben ricordo la serata infrasettimanale più importante per gli svedesi è il mercoledì, segnatelo.
    Dalle volte in cui ci sono stato io il ricordo sui ristoranti (mai scelti da me bensì da colleghi autoctoni) è diverso e la serata si prolungava decisamente fino a più tarda ora.
    Una sera mi hanno portato anche in un locale dove si ballava, così, per vedere gli abitanti del luogo nel loro ambiente naturale …
    Infine, le aringhe. La ricetta originale suggerisce di prenderle al naturale (senza salse) e degustarle come aperitivo accompagnate da vodka. Perdono tutta la loro scontrosità.

  4. Albi afferma:

    Non per insistere e sottolineando che non ho nulla contro Stoccolma che anzi mi è piaciuta molto, ma sono rimasto sia Lunedì che Martedì ed era uguale. La via che alle sette di sera era piena gente alle dieci era vuota come ci fosse il coprifuoco e la temperatura era estiva…

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