La solita conclusione

L’assemblea nazionale del PD ha risolto il dilemma nel quale si dibatteva reagendo nel modo consueto che ha la classe dirigente italiana di risolvere le crisi: ritrarsi, chiudersi in sé stessa, asserragliarsi a palazzo, nella convizione che le crisi si risolvono nelle stanze dei bottoni e che si torna dall’opinione pubblica solo quando si sono risolte tutte le faide interne. Quello che costoro non comprendono o fanno finta di non comprendere è che è proprio quell’elettorato al quale un quadro dirigente ormai squalificato si sta sottraendo che li ha bocciati e che li riboccerà se arriveranno, come a questo punto evidente, immutati e immobili alle prossime elezioni. Tutti i sondaggi sui vari quotidiani online hanno un’unica risposta a chi chiede quale dovrà essere il nuovo segretario: la risposta è “un volto nuovo” ed a questo bisogno di rinnovamento gli oligarchi del partito si sono dimostrati e continuano a dimostrarsi del tutto sordi. Ho trovato significativa un’intervista, apparsa oggi su “L’Unità”, a Piero Fassino che diceva: “Dire che il partito è prigioniero di dieci oligarchi è una rappresentazione distorta”. Sarà una rappresentazione distorta, ma è quella che gran parte dell’opinione pubblica ha e che ha trovato la sua puntuale conferma nella decisione di oggi. Sento al Telegiornale il Presidente dell’Emilia Vasco Errani parlare, a proposito della richiesta di primarie, di cultura plebiscitaria. Chi abbia una concezione sovietica del partito probabilmente la vede così, io ho una concezione del partito come strumento della democrazia, non come succedaneo della democrazia, e per essere uno strumento della democrazia il partito deve essere capace di confrontarsi con i cittadini. L’essere nato rivolgerndosi ai cittadini era la forza del PD, e l’unico motivo per il quale l’ho votato, e questa forza si è spenta oggi forse definitivamente. Con un segretario incosistente come Franceschini il partito va incontro ad una sconfitta epocale alle prossime europee ed amministrative. A questo punto mi chiedo se almeno una disfatta alle prossime elezioni sarà sufficiente per suggerire ai generali che è venuta l’ora di farsi da parte e sentire cosa ne dice la base. Chissà…
Per quanto mi riguarda la constatazione del fallimento delle speranze di veder nascere in Italia un partito autenticamente progressista non può che riempirmi di tristezza oltreché di pessimismo sul futuro del nostro paese.

21 Febbraio 2009

Un solo commento. a 'La solita conclusione'

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  1. Bruno afferma:

    Un’occasione perduta, l’ennesima, per rinnovarsi. Di fronte alla crisi, il PD risponde chiudendosi in una fortezza sempre più vuota. Non è difficile immaginare come finirà, purtroppo.

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