Un momento di svolta

In questi giorni l’informazione è dominata dal succedersi di notizie circa la successione a Veltroni a capo del Partito Democratico, eppure si respira la percezione generale che non ci sia uno solo dei molti candidati che abbia un minimo di credito nel potenziale elettorato del PD. Ci si chiede perché, come nasca questa strana epidemia che sembra cogliere tutti i possibili candidati democratici, togliendo ogni carisma, ogni forza. La risposta, a mio avviso, risiede nella struttura stessa della nostra democrazia, nata e cresciuta nella convinzione che il confronto con l’opinione pubblica vada delimitato e confinato solo ed esclusivamente all’occasione delle tornate elettorali, in cui comunque il confronto vada orchestrato da leggi elettorali fatte per consegnare all’opinione pubblica un prodotto già digerito, lasciando una possibilità minima di libera scelta all’elettore. Per il resto la politica va fatta, secondo i più, nei corridoi, nei sottoscala, all’interno di gruppi ristretti di notabili che negoziano cariche e poltrone, per poi presentare all’opinione pubblica battaglie di grandi principi e di ideali cristallini. Questo meccanismo stritola i personaggi di impatto, di personalità, che vengono silurati dall’apparato, che finisce per produrre invece mediocri notabili o machiavellici volponi. Non a caso da anni la scena politica è dominata da un personaggio come Berlusconi che ha fatto a meno di un apparato, dominando in modo autoritario il suo partito, e non a caso un altro personaggio come Di Pietro è emerso in un contesto, quello dell’Italia dei Valori, che non è strutturalmente troppo dissimile. L’approccio autoritario, se è giovevole per chi lo adotta, non lo è per il paese, visto che, come tutti gli approcci autoritari, tende a creare uno scollamento dalla realtà ben evidente nel modo in cui oggi Berlusconi amministra il suo potere. Il Partito Democratico, puntando sulle primarie, aveva fatto la scelta giusta, ma un partito che nasceva da una realtà tanto intrisa di “cultura dell’apparato” non poteva sbarazzarsene dall’oggi al domani e così ci siamo ritrovati, alle primarie che hanno eletto Veltroni, di fronte ad una sfilata di personaggi che erano comunque il prodotto di un apparato e che hanno costituito la base e quindi fatto crollare il neonato partito.
E si arriva quindi ad oggi, un momento di svolta non solo per il Partito Democratico, ma per l’intera politica italiana: se si insisterà con un approccio partecipativo, con una democrazia interna aperta alla base, andando subito a nuove primarie, non solo per la scelta del nuovo segretario ma anche e soprattutto per le liste europee e amministrative, allora si riuscirà ad erodere dal basso la struttura, facendo finalmente emergere personaggi di statura, di rilievo, che l’apparato non potrà disinnescare. Se invece ci si butterà su una scelta burocratica come sarebbe quella di incaricare Franceschini fino ad Ottobre, si arriverà presumibilmente ad un tracollo elettorale alle Europee che ha tutta l’aria di poter essere la fine definitiva di una speranza di progresso.

20 Febbraio 2009

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