Un encefalogramma quasi piatto

E’ davvero difficile non farsi prendere dalla sconforto nel vedere il Paese inabissarsi nella sua mediocrità, nella sua assenza di qualunque reazione che non sia quella di ritrarsi, come hanno fatto i tanti sardi che non sono andati a votare. Devo dire che il personaggio Soru non mi entusiasmava affatto, ma trovavo fosse l’unico personaggio dotato di un carisma sufficiente a far sperare chi, come il sottoscritto, spera sempre che anche tra l’elettorato italiano si faccia prima o poi largo una ventata di novità a spazzar via i dinosauri che ci governano. L’elettorato sardo però è giunto puntuale a cancellare ogni piccola speranza di rinnovamento, ogni piccolo spiraglio di apertura verso l’uscita  dalle nebbie in cui il Paese continua a sprofondare. Era davvero una speranza piccola ma proprio perché questa speranza c’era e molti la sentivano, più forte è calata la mannaia su di essa. E’ quasi paradossale che un paese che si trovi nella crisi profonda in cui versa l’Italia, ben al di là della crisi dei mercati e della recessione conseguente, continui ad applaudire chi lo governa, ma ormai è difficile sorprendersi.
Così rimaniamo qua, ormai impotenti, a nausearci con la Tv di Stato che ci ha propinato questa sera su Ballarò il Ministro La Russa che incitava all’odio razziale ripetendo la menzogna secondo la quale lo stupro è un reato che hanno introdotto in Italia gli immigrati.
Tuttavia c’è una notizia positiva, c’è un briciolo di speranza: sono le dimissioni di Veltroni. Non lo dico con ironia, né con acredine nei confronti di Veltroni che ha sicuramente delle colpe, ma la cui principale colpa è quella di aver cercato di condurre una nave con troppe falle aperte non da lui. Sostengo però che le dimissioni di Veltroni siano una buona notizia perché questa disgraziata Italia ha un gran bisogno di chi ci ricordi che siamo ancora una democrazia e compito dei cittadini non è solo ratificare bulgaramente quello che altrove è stato deciso, non è solo di onorare e applaudire alla “Vezzali” il potere come la maggioranza degli italiani fa da quando è nato. Pochi sembrano ricordarselo, ma in democrazia il compito dei cittadini è orientare le scelte di chi ci governa e ciò che rimane dell’esperienza di Veltroni è che la scelta di Veltroni leader è stata fatta tramite la scelta dei cittadini delle primarie e in seguito alla scelta dei cittadini sardi Veltroni è stato rimandato a casa. Per quanto poco positivo sia stato il cammino di Veltroni in questo anno e mezzo di leadership, rimane un raro esempio di politico italiano che si sia rimesso nel bene e nel male alle decisioni dell’opinione pubblica e questo, che altrove sarebbe normale, in Italia è talmenteme straordinario da meritare tutti gli onori.
E’ veramente poco, è una goccia nel mare, ma le buone notizie e le buone azioni sono così rare nel mondo della politica che valgono oro. Un piccolissimo segnale nell’encefalogramma piatto della nostra vita nazionale.

18 Febbraio 2009

2 commenti a 'Un encefalogramma quasi piatto'

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  1. Bruno afferma:

    Da anni purtroppo la Sinistra governativa non rappresenta gli elettori di sinistra, da anni. Ci siamo turati il naso troppe volte, votando coalizioni di dubbia composizione e moralità, senza vedere le nostre speranze non dico esaudite, ma per lo meno comprese. Non sono sicuro che il PD abbia le energie per reinventarsi e riallacciare i rapporti con la base, nello stato di decomposizione in cui si trova. Spero che almeno davanti alla prospettiva di sparire definitivamente, il PD sappia ritrovare l’unità, e che possa ritornare a giocare un ruolo costruttivo nella storia del Paese. O, almeno, morire serenamente.

  2. Coloregrano afferma:

    Secondo il mio punto di vista il problema fondamentale è riuscire, in un paese profondamente conservatore come il nostro, ad essere una forza autenticamente progressista. Le resistenze che l’approccio partecipativo affronta all’interno dell’apparato del PD sono il segno di questa difficoltà.
    D’altra parte nascere con una forte componente confessionale, come nel caso del PD, non pone le premesse per la riuscita di un’impresa che di per sé è titanica.
    L’alleanza tra sinistra e cattolicesimo sociale aveva un significato forte quando l’aggregazione politica avveniva attorno ai temi dello scontro sociale. Oggi che lo scontro politico è più che altro culturale, e attiene quindi prevalentemente a come affrontare la modernità e le trasformazioni che comporta, è fatale che il cattolicesimo finisca con l’essere conservatore, come è nel suo DNA e col generare un’ambiguità di fondo nel Partito Democratico irrisolta e forse irrisolvibile.

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