Fortino Apache

Portare a casa da Catania tre punti dopo una partita come quella di Domenica è uno di quegli eventi non impossibili ma altamente improbabili che ti fanno pensare che il Fato abbia benedetto la Juve.
L’inizio non era stato incoraggiante con il primo buco difensivo nella solita fascia destra che lanciava Morimoto verso Buffon che però gli lanciava la sua tela di ragno e sventava. Poi però c’era Iaquinta che si guadagnava una punizione e andava ad incornare il cross in porta con una violenza perfino sproporzionata all’esile figura del pallone regolamentare. Segnato il gol Enzo non si tratteneva: sfogava i suoi lunghi pomeriggi passati seduto sulla panchina esibendosi nel consueto spogliarello e l’ammonizione veniva di conseguenza. Quando pochi secondi dopo lo stesso Enzo commetteva un fallo abbastanza normale su Potenza chissà cosa si scatenava nella testa di Morganti? Forse risuonavano le sirene della “sudditanza psicologica” (che certamente sarebbe stata sfoderata in caso di mancata espulsione) e così dal suo taschino usciva un cartellino rosso che ci lasciava sconcertati.
Da quel momento iniziava l’assalto al Forte Apache bianco e nero che però si rivelava più che altro un fortino pieno di falle difensive che si aprivano di qua e di là e che costringevano Gigi a sfoggiare un miracolo dopo l’altro. Davanti Amauri lottava ma era abbandonato da Ranieri che non gli accostava nessuna seconda punta. Dai e dai accadeva ad inizio ripresa che arrivava dalle parti della nostra difesa un pallone senza pretese destinato a Grygera. Zdenek si gettava su quella palla con la mollezza che lo caratterizza da un mesetto in qua, lo sorpassava Mascara come un treno lanciato e prendeva alla sprovvista Gigi che offriva il fianco alla stoccata mortale di Morìmoto. La Juve barcollava e poco dopo era Marchionni a rischiare di mandarla al tappeto con un raptus durante il quale dava una gomitata al pallone sottraendolo a Mascara. Più che dall’arbitro eravamo salvati da Mascara stesso che faceva da schermo con il corpo al fattaccio che sfuggiva quindi alla visuale di Morganti. La Juve si rianimava, il Catania rilassava la propria pressione a centrocampo, Amauri e Pavel cercavano con rabbia di riportare la squadra là dove deve stare, ovvero alla ricerca del successo e uno degli uomini meno decisivi della Juve di quest’annata, un po’ per suo demerito, un po’ per il lungo infortunio, ovvero Poulsen estrae dal cilindro un coniglio bianco la cui zampata dona alla Squadra un’imprevedibile vittoria.
L’entusiasmo è quello travolgente ma effimero di chi sa di avere avuto una gran fortuna. Adesso c’è da chiedersi soprattutto cosa produce le falle dalle quali è affetta la nostra difesa, se è finito il miracolo di Grygera che per un anno e mezzo aveva salvato le Juve dai malanni di Jonathan e se è tempo di iniziare a battere seriamente il mercato per trovare un laterale destro all’altezza di una squadra che, se vuole navigare con la maestà di un transatlantico, non può continuare a tenersi una chiglia piena di falle.

11 Febbraio 2009

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