La campagna di Sardegna

Prima dell’esplodere del caso Englaro, la priorità nazionale per il governo erano state per lunghe settimane le elezioni in Sardegna. Pare strano forse che una regione solitamente piuttosto fuori dalle rotte principali della politica nazionale veda il nostro capo di governo installato lì quasi stabilmente, attaccando e insultando Soru dal mattino alla sera. Quando si era votato a Dicembre in Abruzzo il Presidente del Consiglio aveva fatto giusto un salto, appena il tempo per parlare di questione morale a fianco del candidato del PdL Chiodi, indagato dalla procura di Teramo e quindi puntualmente poi scelto dagli elettori. Ma in Sardegna il gioco è più ampio e più ghiotto: si tratta di abusivismo, crescente a ritmi sempre più incalzanti, che incalza le coste ancora incontaminate dell’isola e che ha generato numerosi conflitti tra Regione e Governo nazionale, di cui da noi si sa poco ma che in Sardegna hanno mobilitato ed indignato l’opinione pubblica e questa indignazione Soru ha cavalcato per farsi eleggere e continua a cavalcare, anche se questo ha voluto dire la caduta della maggioranza di sinistra che lo sosteneva, in larga parte ormai restìa a continuare nella lotta contro gli speculatori. In gioco c’è soprattutto la “legge salvacoste” approvata nel 2004 a tutela del patrimonio ambientale che però intralcia chi vorrebbe costruire qua e là alberghi e villaggi turistici. Ci sono stati ripetuti tentativi di referendum abrogativi con risultati che avrebbero scoraggiato anche i più ardimentosi: un primo tentativo non aveva raccolto nemmeno le firme sufficienti, un secondo è stato bocciato per mancato conseguimento del quorum.
A questo punto le elezioni diventano un referendum. Vincerà chi vuole trasformare la Sardegna in un immenso villaggio vacanze o chi la pensa una regione che ha il suo valore proprio nell’aver conservato ancora delle aree incontaminate? Quello che è certo è che la battaglia che ruota attorno agli interessi personali che il nostro Capo di governo ha nell’isola e che Soru ha cercato di disturbare in questi anni, come sempre accade nelle questioni personali di chi ci governa, diventano questioni pubbliche, con il distoglimento di risorse della macchina pubblica per fini personali che è uno dei tratti più comuni del malcostume italiano.

10 Febbraio 2009

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