Poi si vedrà

Il riaccendersi del conflitto israelo-palestinese ha riscatenato le discussioni in merito, che la maggior parte di noi affrontano solitamente dopo aver preso chiaramente parte per un fronte o per l’altro. Mi è difficile parlare di un contesto che non conosco, indicando problemi o soluzioni che chi lo conosce a fondo fatica ad individuare. Provo allora a farmi una domanda che forse altri danno per scontato. Che cosa vuole davvero il governo israeliano? Cosa vogliono davvero i leader di Hamas? A quale obiettivo tendono gli uni o gli altri? Hamas pensa che a forza di cannoneggiare qua e là Israele un giorno gli israeliani si stuferanno e si trasferiranno in un atollo dell’oceano pacifico? Israele pensa che i palestinesi dopo 60 anni di guerra e guerriglia improvvisamente abbracceranno il pacifismo? Certo, da un lato Hamas si aspettava che la reazione di Israele avrebbe rinsaldato il proprio potere traballante. Dall’altro Israele non poteva rimanere più a lungo senza reagire ai cannoneggiamenti di Hamas, senza risentirne sul piano del consenso interno. Dovendo poi reagire meglio approfittarne per cancellare la forza militare di Hamas con l’intervento di terra piuttosto che limitarsi a colpire pochi obiettivi. Ma la domanda è: e poi? Che succederà quando i carri armati rientrerrano a casa? Hamas si rinserrerà nella striscia di Gaza, più che mai unita attorno ai capi martirizzati. Israele avrà di fronte un mondo arabo di nuovo turbolento e governi che avranno a loro volta molti problemi a contenere l’opinione pubblica che chiede loro una reazione forte. Insomma non si sarà fatto nemmeno mezzo passo verso la pacificazione che teoricamente dovrebbe essere nei sogni di tutti. E allora qual è il progetto che sta dietro a tutto ciò? Forse nessuno? Forse gli uni e gli altri pensano che l’obiettivo a breve termine sia l’unico perseguibile e che un progetto più a lungo termine non sia praticabile? Forse gli uni o gli altri non si pongono proprio un obiettivo di lungo termine?
Lo facciamo forse noi? La nostra politica fa dei progetti di lungo termine? C’è qualcuno che si chiede mai come potrebbe essere realisticamente il mondo tra venti anni e dove dovrebbe essere il nostro paese allora e come fare ad arrivarci? Scommetterei sul contrario, ma magari sono troppo pessimista.

11 Gennaio 2009

2 commenti a 'Poi si vedrà'

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  1. Bruno afferma:

    I capi di governo, i direttori di aziende, gli allenatori di calcio, ragionano in termini di qualche anno al più. Le prossime elezioni, il prossimo bilancio, il prossimo campionato. Anche perché qualsiasi previsione che si possa fare per un tempo maggiore di tre anni sfuma inevitabilmente nell’indefinito e nel caso.

  2. Coloregrano afferma:

    Il problema è che elettori, azionisti, tifosi sono tutti maledettamente impazienti. Vogliono risultati immediati e di fronte a questo per chi abbia determinate responsabilità elaborare un progetto di lungo termine diventa uno sforzo sovrumano.

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