C’errore ed errore

Così titolava il suo editoriale Tuttosport il Lunedì successivo all’ultima giornata di Campionato prima delle feste. In quella giornata sia l’Inter che la Juventus erano state favorite da un gol a testa, convalidato sebbene fosse viziato da fuorigioco. L’evento ha scatenato le diverse scuole di pensiero in merito alla ”sudditanza psicologica”. Da un lato c’è chi accomuna Inter e Juve in un unico strapotere, dall’altro c’è chi invece ricorda che il fuorigioco di Marchionni era molto meno netto di quello Maicon e quindi i due episodi non possono essere paragonati.

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Ho già fatto alcune precisazioni sull’episodio che ha coinvolto la Juventus in un altro intervento. Premesso che l’entità dell’errore è oggettivamente diversa, devo però dire che mi lasciano piuttosto indifferente le discussioni pelose sul “questo è un errore veniale, quell’altro è grave”. Gli errori, anche clamorosi, ci sono da che c’è il calcio e ritengo che, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno influito questioni “politiche” ma la fallacità dell’uomo, perciò un fuorigioco sbagliato non può essere un elemento sufficiente a lanciare accuse o formulare teorie. Chi ha arbitrato sa che gli errori, anche quelli più incredibili, accadono nella massima buona fede esattamente come all’attaccante capita di sbagliare un gol a porta vuota.
Varrebbe forse maggiormente la pena di interrogarsi sull’incredibile sbilanciamento tra errori a favore e contro (che non ha riscontro in nessuna altra squadra) che ha consentito all’Inter di conquistare l’anno scorso, un Campionato che senza questo strano fenomeno sarebbe stato un trionfo della Roma, e che consente all’Inter di essere quest’anno nettamente in testa in un Campionato che altrimenti sarebbe ancora nel massimo equilibrio. Ciò non significa necessariamente errori coscienti o programmati, ma non si può escludere che un ambiente mediaticamente polarizzato in un certo modo determini per l’arbitro una diversa paura di sbagliare in contesti diversi.
C’è però un aspetto che continua a distinguere la Juventus dall’Inter e direi anche dalle altre squadre del Campionato italiano in modo chiaro: la Juventus nella persona del suo Presidente è l’unica squadra che con chiara determinazione chiede l’introduzione di mezzi tecnici di supporto agli arbitri quali ad esempio la moviola. D’altra parte non vedo una sola ragione per le quali chi desideri un calcio trasparente, senza ombre di condizionamenti, accuse di sudditanze o comunque dipendenza del risultato dalla bravura o dalla fortuna di arbitri e assistenti non si debba allineare su questa posizione. L’Inter con la moviola in campo non avrebbe vinto lo scorso campionato a non sarebbe in testa neppure in questo ed è quindi da comprendersi che non sia particolarmente desiderosa di introdurre la moviola, probabilmente altre grandi sono convinte, a torto o a ragione, che arbitri e assistenti subiscano davvero il loro fascino e siano conseguentemente influenzati nei casi dubbi, ma faccio fatica a capire perché le piccole squadre, così convinte di essere penalizzate dagli errori arbitrali, siano anche loro così indifferenti. Forse perché è sempre comodo poter dare la colpa all’arbitro quando si perde?
Sia come sia vi invito a diffidare della moralità di coloro i quali il Sabato dicono che la moviola non serve e che gli errori arbitrali fanno parte del calcio e che la Domenica sera si inalberano e lanciano accuse per errori millimetrici. Le società di calcio di Serie A non si dividono in grandi arroganti ed in piccole bistrattate, si dividono in quelle che desiderano un calcio chiaro e trasparente e quelle che invece preferiscono il calcio dei furbi in cui domini il dubbio, il sospetto, l’intrigo. Questa è la differenza tra Juventus ed Inter, almeno al momento.

6 Gennaio 2009

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