Il Tg2 di Craxi, che nostalgia…

Ve lo ricordate il Tg2 dei tempi di Craxi? Penso rappresenti tuttora una grande scuola per i boiardi della RAI circa il modo migliore per fare propaganda mantenendo un profilo rigorosamente istituzionale. Non mancava mai l’inaugurazione del monumento, la conferenza sul tema d’attualità, l’approfondimento su un tema oggetto di dibattito, ed improvvisamente spuntava l’esponente socialista che dava il suo punto di vista che specificava quello che il PSI e Craxi avevano fatto in merito.
Poi sono venuti altri modelli, quello del Tg3 in cui la visione di parte si declina non con l’immagine del leader, non con la propaganda fine a sé stessa, ma con il toccare argomenti di solito marginalizzati altrove, quello dei telegiornali Mediaset che si dividono tra i bollettini di palazzo tipo Tg4 oppure i bollettini della paura e della rassicurazione tipo TG5 e soprattutto Studio Aperto. Ultimamente però la RAI ha riscoperto nei due telegiornali governativi, Tg1 e Tg2, quel vecchio modello di successo dei tempi di Craxi. Fateci caso ma ad ogni edizione dei due telegiornali, esaurita la sezione politica, con uno spazio dedicato in parti più o meno uguali ai due schieramenti, inizia una fase intermedia nella quale trova sempre spazio un servizio “civetta”. Lo chiamo così perché all’apparenza sembra un innocuo ed imparziale servizio su un tema generale. Magari un reportage sull’ambiente, ed ecco la Prestigiacomo che spiega quanto il governo sta lavorando per l’ambiente anche se i cattivoni dell’UE ci criticano. Oppure un servizio sul problema delle ragazze madri e spunta la Carfagna che ci spiega quali idee favolose ha in merito. O ancora un resoconto su una conferenza sull’attività museale, ma come non sentire alla fine qualche puntualizzazione di Bondi?
E’ stato splendido sul Tg2 di qualche settimana fa il servizio sull’epidemia della carne suina. Si stava parlando in generale di quello che è successo e del panico suscitato, ma ecco improvvisamente il ministro Zaia, che salta fuori indossando un camice bianco e fingendosi intento a controllare lui stesso le carni. Il ministro si distoglie dai suoi controlli e ci rassicura sul fatto che le carni in Italia sono perfettamente controllate e quindi possiamo stare tranquilli. Certo, poi se le controlla lui…
Insomma è bello vedere che ogni tanto la riscoperta della tradizione ha grande successo. Meno male che ci sono direttori come Mauro Mazza e Gianni Riotta che sanno ancora ispirarsi ai grandi del passato.

4 Gennaio 2009

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