Facebook e la “compagnia”

“Il colore del grano” era forse l’unico blog in tutta Internet nel quale non era ancora comparso un parere su Facebook ed ho deciso di rimediare oggi, che siamo in clima di disimpegno vacanziero. 
Probabilmente il motivo di questa carenza è che faccio fatica a condividere i sentimenti intensi che questo portale suscita nelle persone. Qualche tempo fa ho deciso di attivare un utente su Facebook, dopodiché ho avuto piacere a ritrovarvi persone che non sentivo da un po’, ho avuto piacere a trovare un altro modo per colloquiare con le persone che conosco, mi ci collego una volta ogni tanto principalmente per leggere la posta (ma perche poi non scriversi via e-mail?). Mi capita di ricevere proposte di fare giochi o altre cose che non ho tempo di approfondire e tutto finisce lì. Né mi entusiasma né mi da fastidio. Faccio fatica a comprendere chi se ne disiscrive, chi ne parli in toni sprezzanti, ma per contro non ci passerei mai le mie giornate e probabilmente mi ci collegherò sempre di meno col passare del tempo.
L’impressione che ne ho è che sia la riproposizione internautica della “compagnia”. Cioè quell’insieme di persone che si ritrovano sempre nello stesso luogo ed hanno proprio nel luogo di ritrovo comune ciò che li unisce: un angolo di strada, una piazza, un locale che diventa un microcosmo nel quale scambiarsi emozioni, stati d’animo, impressioni, nel quale progettare la giornata o la serata, nel quale fare nuove amicizie, nel quale creare un proprio contesto sociale. Contesto sociale che non corrisponde necessariamente a quello degli amici (definiti come quelli sui quali si conta, con i quali ci si confida, eccetera) ma è solo un contesto di riferimento nel quale muoversi e nel quale riconoscersi. Solitamente gli amici fanno parte della “compagnia” ma non necessariamente e comunque oltre agli amici nella “compagnia” ci sono anche persone che ci sono indifferenti o addirittura antipatiche. Anch’io ho avuto nel mio passato i miei spazi di “compagnia” ed è normale sia così. Facebook assomiglia tanto a questo nella sua versione virtuale con tutti i deficit che la virtualizzazione dei rapporti sociali comporta ma a cui, temo, dovremo fare il callo.
In sostanza non credo faccia male alla salute, anzi è una buona palestra nella quale allenarsi alle relazioni sociali della società virtuale.

27 Dicembre 2008

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs