Il partito dei politici

Si legge spesso o sente spesso parlare di “Partito dei Giudici”. Chi usa questa espressione vi include genericamente tutti coloro che reclamano l’indipendenza della magistratura dalla politica. Si tratta di uno di quei termini volutamente ambigui, perché lascia intendere che chi sposi questa posizione lo faccia per spirito corporativo e non per proprie convinzioni sul giusto rapporto tra politica e magistratura. Personalmente io rientro probabilmente tra i simpatizzanti del “Partito dei giudici” pur non essendo io un magistrato né avendo nessun parente o amico che faccia il giudice. A questo punto mi chiedo come vanno chiamati quindi gli aderenti al partito opposto, quello che manifesta riserve sull’equilibrio tra i poteri esistente oggi in Italia, tra i quali molti esplicitamente o meno ipotizzano un maggiore controllo della politica dell’operato della magistratura. Come si potrebbe chiamare questo partito se non “Partito dei Politici”?
A questo partito si è iscritto recentemente l’esponente democratico Luciano Violante dichiarando che in Italia i magistrati hanno troppo potere. C’è dell’ironia involontaria di chi ipotizza che dietro alle inchieste della magistratura delle ultime settimane ci sia una risposta alla frase di Violante, presuppongono evidentemente che si possa mettere in piedi un’inchiesta nel giro di una settimana. Mi pare molto più verosimile invece che quello di Violante sia stato un avvertimento verso i giudici agitando un possibile cambio di rotta del PD sulla magistratura se quello che si profilava fosse emerso, come è emerso.
Al di là di questo, ciò che oggi mi domando è: c’è un effettivo eccesso di potere dei giudici in Italia? Siamo forse un paese nel quale i giudici fanno il comodo loro? Siamo un paese nel quale non ci sono contrappesi all’azione giudiziaria? Proviamo a vedere cosa succede all’estero. In Germania il cancelliere Kohl, l’uomo che aveva riunificato la Germania, fu spazzato via da un’inchiesta dal quale era stato appena sfiorato senza essere neppure rinviato a giudizio. In Spagna negli anni 90 il Primo Ministro Felipe Gonzalez fu travolto da una serie di scandali giudiziari. La classe politica francese è stata scossa due anni fa dallo scandalo Clearstream. Negli Stati Uniti il Governatore dell’Illinois è stato recentemente messo sotto accusa per la compravendita del posto lasciato libero in Senato da Obama. Insomma il fatto che la magistratura indaghi e condanni la politica è un fatto diffuso in tutte le grandi democrazie, senza che nessuno lo consideri un attentato allo Stato e che invochi una limitazione dell’azione giudiziaria. Perché proprio in Italia (secondo gli istituti specializzati di gran lunga il paese tra quelli più sviluppati più afflitto da fenomeni corruttivi) c’è l’esigenza di limitare lo spazio d’azione dei giudici?
L’impressione è che si tratti di un’esigenza di autoprotezione di un sistema politico che ha fatto della propria chiusura e della propria autoreferenzialità la propria caratteristica unificante. Per molti questa chiusura, questa concezione della politica come un fortezza protetta e riparata da ogni interferenza esterna, è stata ed è giustificata dall’identificazione della politica con la stessa democrazia e l’esigenza di difenderla quindi da tentazioni autoritarie. La vocazione autoritaria degli italiani non è certo un’invenzione se è vero che ancora adesso l’estrema destra conta in Italia un 5-10% degli elettori ma questo rischio ha giustificato un atteggiamento morbosamente autoprotettivo della politica che è diventato ben più protezione dal democraticissimo controllo dei cittadini che da assalti autoritaristici.
Il rischio di involuzioni autoritarie è, a mio avviso, nonostante tutto molto minore del rischio di non evolvere ad uno stato moderno nel quale i sistemi di corruzione e malaffare siano l’eccezione e non la regola. In questi anni i mille guai giudiziari di Berlusconi hanno centrato il dibattito sulla giustizia sulla figura di questo personaggio, creando una sovrapposizione dello scontro tra “partito dei politici” e “partito dei giudici” con gli schieramenti di destra e sinistra. Con buona dose di ottimismo, mi auguro che la strumentalizzazione fatta dai media in queste settimane delle vicende giudiziare del PD sparigli questa sovrapposizione e faccia aprire gli occhi sul problema della corruzione politica anche a quella parte degli italiani che ha sostenuto in questi anni con convinzione la crociata di Berlusconi contro i giudici. Non è mai troppo tardi…

26 Dicembre 2008

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