Una pioggia purificatrice

Quando si assiste ad un incontro come quello della Juve di ieri sera, gli occhi brillano di una gioia senza freno, le emozioni stillano torrenziali più dell’acqua che è caduta sullo Stadio Olimpico. Quanto accadeva non aveva nulla di atteso: le magliette bianche e nere attraversavano il terreno di gioco come bagliori che illuminavano la notte, come un esercito che travolgeva un baluardo ormai indifendibile. Tutto questo mi figuravo mentre la pioggia cadeva e i Nostri prendevano a pallate il malcapitato portiere Abbiati.
Era iniziata con il Milan che pareva volere sbaragliare il campo, con un pressing feroce a centrocampo che metteva in difficoltà i nostri i quali faticavano parecchio a mettersi in moto. Tuttavia bastava una rovesciata di Amauri ed un colpo di testa di Mellberg, entrambi di poco fuori, perché la corazzata milanista inziasse a scricchiolare dimostrando che aveva già esaurito il meglio di sé. La Juve arrivava in area di rigore con una facilità spaventosa ed il Milan pareva un bambino spaurito. Così arrivava il gol con Maldini che franava su Del Piero, e Rizzoli, in serata opaca, ad indicare con molte incertezze (forse per un dubbio di fuorigioco) il rigore, dimenticandosi che Del Piero aveva tutta l’aria di essere anche ultimo uomo. Il rigore di Alex spolverava l’incrocio dei pali e l’1 a 0 era già fatto. Sull’unica distrazione della nostra difesa Ambrosini si presentava davanti a Manninger pronto a pareggiare ma sbagliava l’impatto della palla. Poco dopo Del Piero subiva forse un fallo in fase di disimpegno sulla trequarti difensiva; tutti attendevano il fischio di Rizzoli che non arrivava, arrivava invece Ronaldinho che trovava Pato in mezzo all’area ed era 1 a 1. La serata però non sembrava provare nessuna benevolenza per il Milan: non facevano nemmeno in tempo a gioire che Giorgione aveva già gonfiato la porta avversaria riportandoci in vantaggio. Di lì in poi c’eravamo solo più noi in campo e Abbiati diventava un bersaglio come l’orso del Luna Park. Si salvava per miracolo ma solo finché Paolino De Ceglie non lanciava un pallone in mezzo all’area sul quale l’uomo di Carapicuiba sfoderava tutta la sua apertura alare per sfondare la porta con un colpo di testa che faceva paura. Il Capitano faceva ancora in tempo a buttare alle ortiche il 4 a 1 e ci si andava a riposare. Giorgione di riposarsi però non ne aveva voglia e dopo 10 minuti era di nuovo in campo mentre gli altri erano ancora alle prese col tè caldo.
Si riiniziava da dove si era finito: La Juve arava il campo con un Marchisio superlativo, nelle chiusure ma anche nella distribuzione del gioco e nelle rifiniture, mentre si capiva perché Amauri ha un nome al plurale: in effetti sembravano tre o quattro e tutti bravissimi. Il Milan si sedeva a bordo campo ad applaudire. Rizzoli, come già nel primo tempo su un fallo di Grygera, doveva fare esercizio di discreta miopia per non concedere un secondo rigore alla Juve mentre Abbiati passava altri minuti di terrore. Succedeva però che su un tiro di Ambrosini Giorgione, per troppa generosità, deviava alle spalle di Manninger e così il Milan si ritrovava di nuovo vicino. Ma veniva il momento di Zambrotta che dopo una serata di fischi e figuracce entrava in netto ritardo su De Ceglie e se ne andava sotto la doccia senza nemmeno più voltarsi. E così toccava di nuovo a lui: Amauri che decideva di non averci ancora stupito abbastanza e dopo un triangolo con Momo, prima stoppava di testa poi si svitava una gamba di nascostro per colpire a rete (perché con la gamba attaccata al bacino quel gol lì non lo si può fare) ed era il quarto gol. Di lì alla fine c’era tempo per un palo di Alex ed un gol sbagliato da Iaquinta, ma soprattutto per assaporare la gioia di una serata indimenticabile.
Si tornava a casa con l’incredulità di chi ha assistito ad un’impresa memorabile. Non so quanto durerà, forse solo lo spazio di una serata di pioggia purificatrice, ma finché la Juve sarà così ci sarà davvero da divertirsi.

15 Dicembre 2008

2 commenti a 'Una pioggia purificatrice'

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  1. Andrea G afferma:

    Mi sovviene solamente un OLE’. Poi, ripensandoci, sono contento che i molteplici Inzaghi siano entrati allo scadere.

  2. Andrea G afferma:

    Dopo l’olè cerco spiegazioni che trovo solo nella forza (interiore) degli uomini che lottano contro chi (sulla carta) è più forte. Uomini come il Pesso: http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/quijuve/200812articoli/18110girata.asp

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