Ma che succede in Thailandia?

Da mesi sentiamo parlare di una misteriosa sedizione contro il governo thailandese ma, così come il sottoscritto, molti si saranno, immagino, chiesti perché mai migliaia di persone da mesi sono mobilitate per ribellarsi ad un governo che era stato eletto nemmeno un anno fa. Che cosa vorranno mai questi signori vestiti di giallo che occupano aeroporti ed edifici pubblici? Perché oggi esultano perché la Corte Costituzionale ha cancellato il partito al governo, il Partito del Potere Popolare?
Da quello che ho capito i signori in giallo sostengono l’Alleanza Popolare per la Democrazia (PAD), un gruppo politico apparso sulla scena del paese intorno alla metà di questo decennio, quando al governo della Thailandia c’era il riccone Thaksin Shinawatra ed il PAD iniziò una forte opera di opposizione contro la corruzione dell’apparato di Shinawatra. Quando un colpo di stato militare, nel Settembre 2006, depose tale governo il PAD si sciolse, i militari sospesero la costituzione e solo nel Dicembre 2007, anche su pressioni della comunità internazionale, si sono tenute nuove elezioni con la vittoria del Partito del Potere Popolare di Samak Sundaravej. Ma dopo pochi mesi di governo il PAD ha ripreso fiato iniziando una serie di manifestazioni di piazza che sono poi dilagate fino all’occupazione del palazzo del governo e degli aeroporti. Nel frattempo il Primo Ministro Sundaravej è stato deposto dalla Corte Costituzionale per avere tenuto un programma televisivo di cucina (avete letto bene, pare che in Thailandia sia vietato per il capo del governo) e sostituito da Somchai Wongsawat. Si arriva infine alla notizia di oggi della cancellazione dei partiti di governo per presunta corruzione elettorale. La cosa però apparentemente non porterà a nuove elezioni perché i deputati sono confluiti in altri raggruppamenti politici.
Se la protesta ha fatto molto rumore e molti proseliti la proposta del PAD non è altrettanto nota: quello che pare chiaro è che la critica del movimento non sia solo contro il governo ma contro la democrazia rappresentativa come sistema di governo. Quello che il PAD propone è sostanzialmente un sistema corporativo nel quale il parlamento sia eletto solo in parte in base al diritto di cittadinanza ed in parte invece sia nominato da rappresentanze corporative. Per questo il PAD è paragonato da molti al Partito Fascista italiano. Il leader del partito è tra l’altro tale Sondhi Limthongkul, proprietario di un giornale e di un popolare canale televisivo, tanto per rimanere in argomento nostrano.
Forse il paragone con il fascismo è azzardato ma sicuramente mi è abbastanza chiaro che l’idea del movimento che difende il popolo oppresso dai politici corrotta, che qualcuno ha accreditato, è piuttosto lontana dalla realtà. La sedizione può ricordare semmai l’assedio dell’Assemblea Nazionale a Parigi da parte delle ligues nel Febbraio del 1934. E questo mi porta a fare una considerazione: ho l’impressione che spesso tendiamo a proiettare sugli altri popoli la nostra storia allo stadio al quale è giunta all’interno della nostra realtà. Guardando alla nostra politica malata in una classe di governo sempre più arroccata nella sua fortezza e in un’opinione pubblica che sempre meno si preoccupa di controllarne l’operato, pensiamo che chi assalti quella fortezza non possa che fare bene. Non è detto però che altrove le categorie siano le stesse e che chi assalti il palazzo della politica non possa fare più danni di chi lo occupava prima.
Molti popoli dell’Estremo Oriente stanno vivendo il contraccolpo per una rapida industrializzazione e per una democratizzazione vissuta più nel desiderio di scimmiottare l’occidente che come una consolidata presa di coscienza del cittadino del suo diritto e dovere di essere parte nelle scelte della società. Di qui nasce forse questo caotico protagonismo popolare. Il cammino di autoconsapevolezza dell’individuo del potere essere regista del suo futuro è lungo ed accidentato, con molte sfumature diverse in diverse culture, ma alla fine è un cammino che è diventato comune a tutti gli uomini su questa Terra. Su questo cammino spesso troviamo anche chi manovra il nostro desiderio di protagonismo, ma fa parte del gioco. L’importante è desiderare di essere protagonista.
Devo ammettere quindi che mi sono molto più simpatici i giovinotti thailandesi vestiti di giallo che occupano l’aeroporto, probabilmente manovrati da un leader pseudofascista, che i tanti figuri in grigio che camminano per le strade del nostro paese, rigorosamente a testa bassa, ripetendo il mantra che “tanto sono tutti uguali”, che “tanto non cambia nulla”. Se non viviamo più nelle caverne è grazie ai primi, fosse per i secondi cammineremmo ancora a quattro zampe.

2 Dicembre 2008

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