Un’altra sconfitta dello Stato

La vita riserva talvolta a qualcuno di noi delle vicende drammatiche quanto imprevedibili che ci tolgono una persona cara, la sicurezza, la salute. La cosa che purtroppo nel nostro paese troppo spesso accade è che di fronte a molte vicende come queste la domanda: “Perché?” che ognuno di noi si fa di fronte a questi eventi, rimanga senza una risposta. Qualcuno un giorno va in banca, la banca salta in aria e non si sa il perché, qualcun altro un giorno prende un aereo, l’aereo cade e non si sa perché, qualcun altro ancora va alla stazione, la stazione salta in aria e non si sa perché, qualcuno va a dormire in una scuola, improvvisamente lo svegliano un gruppo di delinquenti in uniforme che lo prendono a legnate e gli spaccano braccia e gambe e non si sa perché.
Il processo per l’assalto alla Scuola Diaz si è concluso nei giorni scorsi con la sentenza di primo grado. In sostanza ci sono state condanne (comunque lievi rispetto al massimo della pena prevista per quei reati) per i capi squadra che hanno diretto l’assalto, ci sono state condanne per coloro i quali avevano dichiarato manifestamente il falso, mentre vi è stata una generale assoluzione per i dirigenti che, pur essendo stati presenti alla carneficina, non sono stati ritenuti responsabili della stessa. Teniamo comunque presente che il processo già in partenza non era riuscito, pare soprattutto per la totale omertà all’interno della polizia, ad individuare le singole responsabilità dei delinquenti nei vari atti di violenza ma solo quelle di chi, avendo diretto l’assalto, se ne doveva necessariamente assumere la responsabilità. Nella sostanza le persone che hanno avuto danni permanenti non sapranno mai chi materialmente ha infierito su di loro, quale mano abbia abusato con sadica ferocia del loro corpo.
C’è però sempre quella domanda che rimane: “Perché?”. Possibile che davvero decine se non centinaia di persone inizino ad infierire all’unisono su persone inermi con una violenza inaudita senza che nessuno li abbia indirizzati a farlo? Come per tutti gli altri perché, rimasti senza una risposta credibile, rimane il sospetto se non la ragionevole certezza che siamo di fronte all’ennesimo caso nel quale parti delle istituzioni sono pronte a negare ai cittadini il loro diritto alla giustizia, pur di proteggersi. La storia del nostro paese degli ultimi decenni presenta un ripetersi incessante di casi Dreyfuss all’italiana, ma pare che le nostre istituzioni non abbiano appreso ancora nessuna lezione. Lo Stato credibile è quello che dimostra di saper rispondere alle domande che i suoi cittadini gli fanno, è quello che è disposto a mettere in discussione sé stesso, è quello che è pronto a difendere i cittadini dalle parti devianti delle istituzioni, è quello che è in grado di rendersi conto che la funzione dello Stato è rappresentare i cittadini e non di rappresentare solo sè stesso. Lo Stato che si trincera dietro una difesa aprioristica e corporativa, lo Stato che pensa che negare la giustizia ai cittadini sia il modo migliore per tutelarsi è uno Stato che alimenta la sua principale debolezza, ovvero la sfiducia da parte dell’opinione pubblica, la diffusa concezione dello Stato come qualcosa di diverso e contrapposto rispetto ai cittadini.
Questa sentenza è alla fine solo l’ennesimo colpo alla credibilità del nostro paese e del rapporto tra Stato e cittadini. Il fatto poi che buona parte della nostra classe politica applauda la sentenza come una vittoria delle istituzioni dimostra quale concezione da ancien regime hanno costoro dello Stato e quanto quindi siano inadeguati a governare un paese.

16 Novembre 2008

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