I vizi del blogger

Giorni fa mi è capitata una mezza disavventura da internauta. Da un link sul blog di .mau. sono finito su un blog di tale blumfeld dove ho trovato un po’ di articoli le cui argomentazioni mi parevano piuttosto deboli. C’erano anche degli spunti interessanti ma affogavano nell’uso strumentale che l’autore del blog ne faceva per attaccare il tale personaggio o il tale schieramento politico. Tuttavia, nella mia perenne ricerca della risposta alla domanda che tutti ci facciamo “Perché ci sono persone che non la pensano come me?”, mi sono azzardato a far notare alcune debolezze di quanto raccontato; il risultato però è stata una serie di risposte di crescente aggressività verbale giunte fino alla minaccia dell’oscuramento di ulteriori miei commenti, il blocco generico dei commenti su uno degli interventi ed un modo di rivolgersi comunque piuttosto sgradevole. Lascio ai più curiosi l’approfondimento ed ai più maliziosi l’accostamento con le modalità di dialogo ormai imperante nella vita pubblica che consiste nel prendere a male parole chi la pensa diversamente da noi.
Volevo invece fare un paio di considerazioni che questa vicenda mi ha suggerito.
La prima considerazione è che quando si scrive su un blog va fatta sempre molta attenzione a non scrivere delle banalità. Da quando ho un blog mi sono reso conto che dico e sostengo banalità con molta più frequenza di quanto non credessi e la coda di miei interventi rimasti sempre in stato di bozza lo testimonia. Questo succede perché finché parli con amici o persone comunque piuttosto indulgenti nei tuoi confronti, riesci in genere a cavartela anche quando la tua mente genera idee piuttosto inconsistenti. Quando però immagini che quello che scrivi possa essere letto da chiunque navighi sul tuo sito, la circostanza ti impone di riflettere meglio su quello che fai onde non trovarti nell’imbarazzante situazione di sentirti far notare la banalità delle tue argomentazioni. Situazione nella quale per rispondere “Eh, sì. In effetti ho scritto una stronzata!” devi fare appello a tutta la tua onestà intellettuale.
La seconda considerazione è che credo che la principale forma di perversione di chi ha un blog, dalla quale anch’io mi sono sentito qualche volta afflitto, sia il pensare al proprio blog come ad una forma di pulpito dal quale pronunciare le proprie prediche, come un manifesto delle proprie idee finalmente incontaminato da tesi che non ci piacciono o ci infastidiscono. In questo contesto non c’è nulla di peggio di chi sottolinei le contraddizioni alla base delle nostre convinzioni, di chi le smonti, che lo faccia con argomentazioni valide o meno, perché è come se smontasse o cercasse di smontare lo stesso pulpito dal quale parliamo, è come se macchiasse il nostro manifesto. Meglio ricordarsi sempre che un blog è comunque un luogo aperto in cui tutte le argomentazioni hanno cittadinanza e soprattutto che considerazioni aliene alle nostre convinzioni non sono per il nostro blog una macchia ma una ricchezza.

16 Novembre 2008

Un solo commento. a 'I vizi del blogger'

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  1. Andrea G afferma:

    A mio modestissimo e “ingnorantrissimo” parere, il blog non è vizio ne virtù. Il blog è un diario, un hobby stilistico e non un luogo d’aggregazione (come può essere un forum … che spesso aggrega per poi disgregare come solo “l’online” sa fare). Parlare da soli fa bene sino a quando lo specchio prende la forma di un avversario che si manifesta come riflesso distorto di ciò che si tenta di scrivere (in aderenza alle proprie idee). A questo punto non ci resta che ammettere di essere stati fraintesi oppure di avere un’opinione diversa da chi ci “contrasta” o ancora di non saper approfondire la’rgomento più di quanto scritto (questa è la mia rpeferita) …. diversamente è scontro. E son dolori. DOlori perchè lo scontro online non è ricomponibile da un sorriso (le faccine sonon solo un rifugio dei peccati :D…. hehehehe. Lo scontro online non si può risolvere con una spinta e un abbraccio di ricomposizione. No. Il blog è un diario. Il mio diario. MIO. E non farmi URLare. Sono senza voce. E, qualche volte, senza idee.

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