Qui Radio Londra

Che la storia spesso si ripeta è cosa detta già mille volte. Però ci sorprende sempre un po’ vedere che spesso le risposte agli stessi eventi sono le stesse, nonostante la storia ci abbia detto che erano quelle sbagliate. Un po’ come la vecchia gag del tizio che continua a chiedere il gelato al pistacchio anche se il gelataio gli ha detto che non ce l’ha.
Mentre la crisi finanziaria sta inchiodando la classe dirigente alle sue colpe, da questa parte dell’oceano le forze conservatrici sembrano prendere il sopravvento. Italia, Francia e Germania sono già governate da coalizioni conservatrici ma anche in Spagna e Gran Bretagna le coalizioni progressiste non sembrano destinate a superare indenni le prossime elezioni. In più, forze manifestamente estremiste si fanno largo al grido della xenofobia e dell’anti-parlamentarismo e l’indulgenza del governo italiano verso queste manifestazioni sta rendendo nel nostro paese l’aria irrespirabile. Ciò ha molti punti in comune con ciò che accadeva in Europa in coincidenza con la crisi del ‘29. L’Italia era già governata dalle forze fasciste, in Germania si stava imponendo il potere di Hitler, in altri paesi forze che si richiamavano alla conservazione se non al nazifascismo guadagnavano consensi. La risposta che allora venne dall’America fu completamente diversa, una grande risposta democratica, una grande risposta del paese nel suo insieme, nella fiducia che la forza degli americani risollevasse dal basso il paese. Oggi di nuovo la risposta che l’America dà alla crisi è completamente opposta rispetto a quella becera e barbara di noi europei, è una risposta all’insegna di quanto di più innovativo e rivoluzionario ci sia: la prima candidatura di un uomo di colore alla presidenza americana, cosa che rappresenta, ben al di là della capacità e dei programmi di Obama, un simbolo straordinario per tutto il mondo. Io che sono cresciuto con l’america muscolare di Reagan, con l’america arrogante del Cermis, con l’America che non firma trattati internazionali, con l’America della pena di morte, con l’America della guerra preventiva mi ritrovo qui a guardare, insieme a tanti altri, l’orizzonte nella speranza che oggi, come ai tempi di Roosevelt, dalle terre che stanno dall’altra parte dell’oceano arrivi a noi un segnale di speranza. E così siamo qui a contare i giorni che mancano alle elezioni scrivendo sui nostri blog con la stessa fremente speranza, con la quale un tempo ascoltavamo in segreto Radio Londra.
Ben sappiamo del resto che la simpatia crescente per il manganello è in realtà simpatia per il bastone di comando, comunque esso sia fatto, e ben sappiamo che, se Obama dovesse vincere, ritroveremo molti di quelli che oggi strizzano l’occhio alla barbarie, proprio come accadde nel ‘45, al nostro fianco a sventolare la bandiera a stelle e strisce.

3 Novembre 2008

2 commenti a 'Qui Radio Londra'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Qui Radio Londra'.

  1. Vorrei essere positiva come te, io credo invece che il fatto che molto probabilmente sarà eletto Obama non faccia miracoli.

  2. Coloregrano afferma:

    Sono anch’io convinto che Obama non farà miracoli ma Il miracolo lo farebbero già americani se lo eleggessero. I politici fanno ciò che la società consente loro di fare, né più ne meno. E’ il segnale che gli americani trasmetterebbero al mondo che conta, non l’uomo. D’altra parte non è mai l’uomo che conta, è quello che la società consente o meno di fare al singolo individuo.
    Se Obama fosse eletto, non sarebbero gli americani ad essere fortunati nell’avere Obama come presidente, sarebbe semmai Obama ad essere fortunato ad essersi candidato alla Presidenza in un paese come l’America.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

Nessun Trackbacks/Pingbacks

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs