Il sangue dei vinti ed il fascino dei vincitori

E’ approdata al cinema la battaglia di Giampaolo Pansa per dare visibilità ai delitti che dopo la fine della guerra civile furono commessi da partigiani o generici anti-fascisti nei confronti di chi aveva sostenuto una parte diversa. Ci sono certamente alcune cose da ricordare al riguardo: l’Italia fu considerata uno dei paesi dal dopoguerra più pacifico tra quelli devastati dal conflitto. In Germania quasi due milioni di civili morirono durante le espulsioni da parte dei paesi che i nazisti avevano occupato. In Francia con la liberazione del paese iniziarono le persecuzioni nei confronti di coloro i quali avevano collaborato con i tedeschi o col governo fantoccio della Repubblica di Vichy ed anche i processi istituzionali portarono alla condanna a morte di oltre 7000 persone. Non parliamo di ciò che non successe in Jugoslavia o nei paesi dell’Europa orientale.
Tuttavia, per quanto i fatti di cui ci riferisce Pansa, in quel contesto storico dominato dalla violenza e dalle ritorsioni, siano storicamente poco rilevanti, sono convinto dell’importanza di non stendere veli su nessun lato della storia e saluto sempre con favore chi si occupi anche di aspetti considerati marginali. Molti storici e testimoni hanno avanzato dubbi sulle ricostruzioni di Pansa ma anche questo fa parte del mestiere di storico.
C’è però una domanda che mi frulla per la testa ed alla quale non riesco a trovare risposta: perché ad un uomo di 75 anni, che per una vita si è occupato di vicende politiche, ha scritto libri di attualità ma anche di ricostruzione storica, viene in mente di affrontare improvvisamente un argomento che non aveva mai affrontato prima? E’ una combinazione che questo accada proprio quando il partito che raccolse l’eredità storica dei perseguitati di allora e che per 50 anni è rimasto isolato entra nel governo occupando ministeri chiave?
In questi 50 anni Pansa era in Italia ed i documenti sui quali ha basato la sua analisi non si sono materializzati negli ultimi anni. Perché solo ora l’attempato giornalista decide che è il momento di fare luce su quelle verità? Come fare a non collegare la proposizione cinematografica de “Il sangue dei vinti” alle recenti dichiarazioni di La Russa sulla Repubblica di Salò con le polemiche che ne sono seguite? Perché una persona dotata del minimo senso critico dovrebbe non nutrire sospetti su quest’improvvisa conversione? Se qualcuno riesce ad illuminarmi gli sarei davvero grato.

4 Novembre 2008

2 commenti a 'Il sangue dei vinti ed il fascino dei vincitori'

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  1. orietta prevignano afferma:

    Ci sono coloro a cui vengono dubbi quando ascoltano la verità di chi non ha mai avuto la parola in cinquant’anni di “democrazia” italiana,
    Ma io la verità la conosco per bocca dei miei genitori e zii che quella verità la hanno vissuta sulla loro pelle, e quindi dubbi non ne ho.
    Ci penserei su prima di dubitare di un signore per bene come è Giampalo Pansa, forse le dice oggi queste cose perchè prima non si poteva dirle, quando il partito comunista faceva paura anche alla DC , e si pensava di metterlo fuori legge ma temendo la rivoluzione si tollerava tutto, e l’informazione rigorosamente censurata.
    Non è facile raccontare certe verità in un paese in cui per legge non si può parlare male della resistenza e sempre per legge non si può rivendicare di avere combattuto per la patria contro gli anglo-americani invasori. Chi perde una guerra ha sempre torto. Invece l’URSS di Stalin la guerra l’ha vinta, i cento milioni di morti del regime sovietico non valgono nemmeno un dibattito nelle nostre televisioni, si ricordano nelle giornate della memoria i lagher di Hitler ma non si dice che i lagher sono stati copiati dai Gulag comunisti che hanno continuato a produrre morti fino agli anni ‘70/’80, morti dimenticati, come dimenticati sono i centomila morti ammazzati dai partigiani.
    Se avete dei dubbi informatevi meglio, le fonti non mancano, a certe cose è difficile credere, purtroppo !

  2. Coloregrano afferma:

    Gentile Orietta Prevignano,
    non comprendo se il Suo commento si riferisse al mio intervento, nel qual caso mi viene il dubbio che non l’abbia letto con attenzione. Non mi pare di aver scritto da nessuna parte che non credo a quanto raccontato da Pansa. I dubbi che riferivo, per completezza di informazione, sono di quanti hanno ritenuto di confutare le ricostruzioni storiche di Pansa, ma non avendo io fatto alcuna ricerca storica in merito non sono personalmente in grado né di confermare né di confutare tali dubbi.
    Al di là però degli episodi specifici narrati da Pansa con maggiore o minore precisione, non è certo una scoperta di Pansa il fatto che in Italia, così come in tutti i paesi coinvolti nel conflitto, ci siano state dopo la fine della guerra ritorsioni e violenze sugli sconfitti e su questo personalmente non ho alcun dubbio, né ho dubbi sulla condanna di tale azioni come di qualunque forma di violenza.
    Sinceramente non mi risulta invece che in Italia non si possa parlar male per legge della resistenza (conosco molte persone che l’hanno fatto per anni senza incorrere in alcuna sanzione), né mi risulta che non si possa rivendicare di aver combattuto nella Repubblica Sociale (conosco persone che non ne hanno mai fatto mistero). Mi potrebbe spiegare a quale legge si riferisce?
    Le posso poi assicurare che i fatti storici da cui Pansa ha tratto materiale per i suoi romanzi sono oggetto di studi da sempre, compresi gli anni in cui l’MSI era un partito isolato dall’arco costituzionale. Pansa è semplicemente arrivato un po’ in ritardo e, a maggior ragione trattandosi di un giornalista che ha sempre militato a sinistra, il dubbio che il suo improvviso interessamento per certi argomenti non sia caduto a caso mi pare legittimo. Le assicuro che l’abitudine di scoprire pagine dimenticate della storia, sulla base di chi c’è al governo, è purtroppo molto diffusa in ogni parte politica.
    Le confesso poi che non sono appassionato delle gare a chi ha fatto più morti: i totalitarismi hanno nel loro DNA la propensione all’eliminazione fisica del dissenso e quindi alla violenza e anche per questo ne ho personalmente ribrezzo, indipendentemente da quanto sangue abbiano prodotto e dal fatto che abbiano un’ispirazione marxista o nazionalista. Dopodiché se ci cimentassimo a fare classifiche di chi ha fatto più morti dovremmo probabilmente includere anche una grande democrazia come quella degli Stati Uniti e parecchie forme religiose.

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