Manifestazioni

Personalmente penso che le manifestazioni abbiano un’importanza fondamentale per la vita democratica, perché rappresentano il palesare il proprio punto di vista in modo forte e quindi molto diverso da quelle del semplice sondaggio d’opinione. Chi partecipa ad una manifestazione non risponde, magari distrattamente, ad una domanda; non partecipa ad una consultazione perché lo considera un suo dovere. Chi partecipa ad una manifestazione dimostra una disponibilità ad impegnarsi, dimostra quanto un tema, una battaglia politica gli stia a cuore, dimostra quanta determinazione ha nel voler cambiare il proprio paese, nel dire che quello che chi è al governo fa, non gli piace e lo considera un errore. Se le persone non si prendessero il proprio diritto di manifestare quello in cui credono, la democrazia perderebbe la gran parte della sua forza, si trasformerebbe nella dittatura del 51%, perderebbe quel patrimonio, quella ricchezza di visione e di punti di vista, che è la ricchezza della democrazia stessa.
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Soprattutto per queste ragioni, Venerdì sera il treno speciale per Roma mi ha visto tra i suoi passeggeri. E’ stata come sempre un’esperienza bella, al di là delle motivazioni. Il viaggio nella notte, l’arrivo in città, la prima colazione, la visita alle Terme di Caracalla lì vicine, poi l’avvicinamento a Piazza dei Partigiani, il corteo, il Circo Massimo. L’emozione di vedere una distesa immensa piena di gente e di colori. I discorsi, tra i quali quello di Veltroni.
Devo dire che mi sono piaciute certe scelte, come il portare sul palco un imprenditore e poi un funzionario di polizia, come il suonare ed il cantare insieme l’inno nazionale che è il segno che oggi molti, come me, sentono il bisogno di rinnovare certi stereotipi e di ricordarsi che in fondo chi si impegna in una manifestazione come quella di Sabato non lo fa per una fazione politica ma per regalare a tutti un paese migliore che è di tutti, anche di quelli che se ne stanno sempre a casa.
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Certo che un paese migliore si costruisce anche con il civismo dei piccoli atti e mi sarebbe piaciuto che, a chi ha applaudito un minuto prima chi chiedeva un paese civile, fosse venuto in mente subito dopo di raccogliere il giornale sul quale si era accomodato e portarlo fino al più vicino cestino.
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29 Ottobre 2008

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