Quando la Juve non aveva mai sfortuna

C’è andata male!” può essere il riassunto di quanto dichiarato da Ranieri dopo la sconfitta di Napoli. In parte ha ragione, per carità. Il Napoli fino al gol di Hamsik non aveva quasi mai impensierito il nostro asburgico estremo difensore ed il pallone che Knezevic ha spadellato grossolanamente verso Lavezzi avrebbe potuto andare in mille altri luoghi nei quali sarebbe stato inoffensivo. Col Catania una zolla aveva tradito Chiellini, col Palermo Sissoko era stato allontanato in modo troppo severo, con la Samp un palo si era spostato all’ultimo momento per non farci gioire per un gol del Capitano.
C’era però un tempo, che molti di noi ben si ricordano, in cui i colori bianchi e neri sembravano portare fortuna a chi li indossava: difficile dire se un patto segreto con la Dea Bendata aveva liberato le vie del successo alla Juve, ma arbitri, pali e zolle non sembravano ostacolare mai le nostre ambizioni, tanto che quando qualcuno ipotizzò che i primi ci fossero favorevoli per partito preso, mezza Italia ci credette. Forse però non era la Dea Bendata, forse era una questione di mentalità che ci portava a pensare che ogni partita non stravinta fosse una possibile sconfitta e per essere sicuri di non perdere era necessario giocare molto meglio degli avversari, che ci portava a pensare che pali, rigori contro e zolle infauste non erano buoni motivi per non vincere.
In realtà non era andata troppo male la partita, iniziata in modo guardingo proprio come a Firenze, con una crescita costante che ci portava a zittire progressivamente l’irrequieto pubblico napoletano. Amauri era in ottima serata e Pavel teneva in piedi un centrocampo del quale la sua zazzera bionda era chiamata a garantire la qualità, Poulsen era sì anonimo come al solito, ma Marchisio dimostrava tutta la sua solidità e la difesa teneva bene. Allorché poi il giocoliere di Carapicuìba affondava una coltellata nella difesa partenopea la serata pareva farsi propizia. Ma la serenità d’animo durava poco. Prima la nostra area si trasformava improvvisamente in un alveare impazzito in cui nessuno sapeva cosa fare tranne Hamsik che segnava. Poi Knezevic sfidava il destino buttando un pallone in mezzo all’area di rigore e il destino aveva la meglio su di lui. La reazione della Juve era affidata da Ranieri ad un undici la cui muscolarità toccava vette mai osate da alcuno nel calcio e forse nemmeno nel sollevamento pesi, purtroppo il pallone di cuoio napoletano preferiva piedi più virtuosi e la partita finiva senza speranze.
Finiva con tutti noi tra la testa tra le mani a chiederci quando torneremo a non avere sfortuna. Forse accadrà quando il nostro centrocampo sarà un po’ meno muscolare ed un pò più in grado di fare gioco, pare che i muscoli non portino fortuna, soprattutto a Ranieri…

20 Ottobre 2008

Un solo commento. a 'Quando la Juve non aveva mai sfortuna'

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  1. Andrea G afferma:

    QUando le vicissitudini creano un moto contrario alle mie aspettative di vita, la mia forza d’animo trova giovamento e coraggio (forza appunto) dall’uso massiccio dell’ironia. Con questo riesco a ripartire combattivo. La mia fortuna fu quella di nascere juventino, ed ho sempre pensato che questa mia prerogativa derivasse dalla qualità sempre dimostrata dalla vecchia signora nei momenti avversi e dalla invincibilità del blasone (sempre portato con orgoglio nonostante europee sciagure di Magathiana memoria fecere vacillare quest’ultima convizione).
    L’Europa avversa è sempre stata in contrasto con l’Italia amica. Vincente e bella.
    Per questo e per mille altre ragioni (quasi tutte di cuore) non riesco a fare dell’ironia sulla situazione attuale della mia amata Gòba.
    Ahime. Sono costretto ad ammettere la pochezza del reparto arretrato che, quando perde il filtro di centrocampo (in questo mi sento di dire che Poulsen è insostituibile baluardo tappabuchi), frana rovinosamente al suolo. E, quando tocca terra, inizia indecorosamente a scavare per trovare un sistemazione ancor peggiore della attuale (NdA: se 4 difensori sono scarsi allora aumento il numero per ottenerne 4 mediocri e tenere botta). Sono altreesì convinto che il vecchio cuore bianconero (che personalmente riesco a identificare con Bu.Ne.De …. anche questo acronimo nei confronti del Ka.Pa.Ro è di una pochezza impressionante) possa sopperire alle evidenti lacune della squadra. Ecco. In particolare Buffon ha spesso mascherato (al risultato finale intendo) le paurose voragini della difesa (non difesa, scusa la cacofonia, dal centrocampo). Ora che abbiamo in porta l’asburgico superattack (nel senso che è incollato alla linea di porta) allora l’impossibile diventa irreParabile (NdA: non parabile).
    E la sfortuna? Mah. Parte l’han trasferita a Torino nel posto lasciato libero da Moggi, mentre la maggiorparte se la tira addosso una dirigenza alquanto imbarazzante nella campagna acquisti e nella scelta della linea di condotta. Da 4 in pagella. Sono fiducioso che la vecchia guardia possa risorgere (magari dirigenzialmente) e ridare un minimo di dignità all’ambiente. Speriamo che Napoli porti bene come punto di partenza, anche se i numeri ed i ricorsi storici parlano di periodi bui (chedere allo zonarolo Maifredi ed al Lippi parzialmente deficitario di qualche anno fa).

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