Ancora qualche considerazione sul Consiglio Europeo

Leggere in questi giorni le notizie sulla guerra contro l’UE sul clima, dichiarata a Bruxelles dal nostro governo, è come parlare di corda in casa dell’impiccato, come infierire su un cadavere, che è poi il cadavere della speranza infranta di poter avere ancora in futuro un minimo di credibilità internazionale. Tuttavia ho voluto prolungare l’agonia leggendo le conclusioni del Consiglio Europeo così come pareri e numeri a confronto sul tema. Tra questi mi hanno colpito quelli, diametralmente opposti, della Commissione Europea e del Sole 24 ore. Sono sicuro che i dati europei sono fasulli ed espressione del consueto complotto contro gli italiani, legato alla invidia degli europei per la nostra Pizza Margherita, ed invece quelli forniti dall’organo di Confindustria non sono influenzati dalle posizioni in merito di Emma Marcegaglia, chiaramente espresse nei giorni scorsi.
In queste ore inoltre si sono succeduti battibecchi a mezzo stampa, sempre sui numeri, tra il ministro all’ambiente italiano Prestigiacomo ed il Commissario all’ambiente Dimas. I due si sono sostanzialmente dati dell’incompetente a vicenda. Non conosco Dimas ma la Prestigiacomo sì e la cosa mi induce forti sospetti su chi abbia ragione.
Riassumendo il problema è che ormai, come paese, abbiamo una credibilità quasi nulla. Le idiozie del Presidente del Consiglio circa l’adesione della Russia all’UE o il paragone tra Saakashvili e Saddam non peggiorano nemmeno più le cose, non c’è margine per scendere ulteriormente. Ho trovato al riguardo molto significativo il titolo del Times “L’Italia si unisce alla rivolta della Cortina di Ferro“. Il titolo fotografa bene la situazione di un paese, il nostro, che si sta progressivamente allineando su molti temi di progresso e modernità alle posizioni dei paesi ultimi arrivati nell’UE, ma anche nel mondo capitalistico. Comprendo gli appetiti di chi fino a ieri mangiava le briciole, comprendo che chi si sia appena seduto a tavola faccia fatica ad accettare che sia il momento di fare dieta, ma a quel tavolo noi ci stiamo da 60 anni: noi abbiamo vissuto il boom economico, gli anni 60, abbiamo visto il ‘68 cambiare i nostri valori, abbiamo sviluppato i valori postmaterialisti ben prima che il comunismo cadesse. Che ci facciamo oggi insieme a quelli che tutto questo se lo sono persi? Anche paesi che sono arrivati alla modernità molto dopo di noi come Spagna e Portogallo hanno fatto in tempo a cambiare rotta, solo nella cultura italiana questi 60 anni di storia non hanno lasciato traccia?
Voglio fare però ancora una semplice considerazione di carattere più pratico. Chi sarebbe più danneggiato tra i paesi europei dal blocco dello sviluppo delle energie alternative? Chi, come i britannici ha il petrolio? Chi è pieno di centrali nucleari come la Francia? Chi è molto avanti nello sviluppo di energie rinnovabili come i paesi nordici? Oppure chi, come l’Italia, è all’età della pietra dal punto di vista delle fonti rinnovabili e totalmente dipendente dal punto di vista energetico? Non è forse l’unica speranza per l’Italia, che arriverà al nucleare quando nel mondo non ci sarà più uranio, puntare proprio sulle fonti rinnovabili? E allora a chi giova questo blocco? Forse alla Russia di Putin che teme a lungo termine di veder calare il prezzo dei combustibili fossili su cui si basa la sua economia? Non è allora che questo sia l’ennesimo assist al caro amico Vladimir? Chissà…

18 Ottobre 2008

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