Una classe dirigente irresponsabile

L’aggettivo irresponsabile si utilizza comunemente per chi non si assume la responsabilità delle proprie azioni. Irresponsabile non è però solo chi guidi in stato di ebbrezza, chi inciti alla violenza, chi usi in modo disinvolto armi o strumenti comunque pericolosi. Irresponsabile è anche semplicemente chi non si assuma l’onere delle conseguenze che le proprie azioni hanno. L’irresponsabilità della classe dirigente non è solo quindi solo quella delle dichiarazioni di Calderoli o di Alemanno: non è nemmeno soltanto quella di chi con Alitalia addebita ai contribuenti il fallimento della propria strategia in merito. L’irresponsabilità è anche quella di una classe imprenditoriale italiana mammona che ogni volta che è in difficoltà si sottrae alle proprie responsabilità e corre al grembo di Mamma Politica affinché carichi su qualcun altro il peso delle sue azioni.
Le dichiarazioni farneticanti della Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sulla questione dell’impegno 20-20-20 e sull’urgenza di bloccarlo a livello europeo hanno avuto il pregio di ricordare che il problema del nostro paese non è solo nella politica, ma in tutta la classe dirigente che dopo anni di protezione sotto l’ombrello della contrapposizione est-ovest continua a vivere nella convinzione che c’è sempre uno stato che la compatisce e che lo copre e che è sempre qualcun altro che deve fare sacrifici.
Mentre gli uragani Norbert e Omar stanno producendo in Messico e Caraibi catastrofi ben peggiori della Lehmann Brothers e mentre studi sempre più allarmanti prefigurano il disastro che vedremo nei prossimi decenni, la Marcegaglia e buona parte della nostra miope classe dirigente continua a suonare sul ponte del Titanic con un calice di champagne in mano. Meno male che c’è chi guarda un po’ più lontano e che quindi Barroso ha prontamente reagito, come si fa con chi straparla, agli starnazzi che arrivano dal nostro Paese. Mi auguro davvero che questa triste vicenda si esaurisca qui, che non si arrivi alla vergogna del veto e che l’unica conseguenza sia quella, ormai inevitabile, di avere come al solito segnalato l’Italia come un paese assolutamente non credibile né nel suo sistema politico, né nel suo sistema economico.
Aggiornamento: il governo italiano, trovando sponda in quello polacco, sempre pronto ad opporsi a qualunque cosa, è riuscito a far rinviare a Dicembre ogni decisione in merito, anche se le parole di Sarkozy fanno sperare che si aspetti più che altro lo stabilizzarsi della crisi e che alla fine le resistenze del nostro governo saranno sconfitte. Dover sperare nella sconfitta dell’Italia… Che tristezza!

15 Ottobre 2008

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